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Ricalcolati gli aumenti 2019 per gli assegni dell'Inps

Vittorio Spinelli martedì 16 aprile 2019
L'Inps ha rielaborato nelle scorse settimane l'annuale rinnovo delle pensioni, effettuato una prima volta e in via provvisoria a fine 2018, per adeguarlo a nuove regole imposte dalla legge di Bilancio del 2019. Di norma questa complessa operazione viene effettuata ogni anno nel mese di novembre su circa 18 milioni di pensioni, in modo da poter mettere tempestivamente in pagamento gli importi rivalutati a decorrere dal 1° gennaio. Per un effetto di successione delle leggi, nella prima elaborazione effettuata a novembre, l'Inps ha dovuto applicare la perequazione automatica seguendo i criteri della vecchia legge 388 del 2000.
Nel frattempo il Parlamento discuteva e approvava a dicembre la nuova legge di Bilancio (n. 145/2018) che ha introdotto un diverso criterio per la rivalutazione annuale, apparentemente simile al vecchio sistema, ma che comporta in alcuni casi differenze, benché minime, sugli importi finora in riscossione. Per il triennio 2019-2021 la rivalutazione deve essere effettuata sull'importo complessivo dell'assegno e non più per segmenti di importo della singola pensione. Sui trattamenti da rivalutare si assume, come metro di riferimento, il trattamento minimo vigente. E finora l'aumento per il costo della vita è stato applicato al 100% fino a un importo di tre volte il minimo (oggi 1.522,26 euro); sulle fasce di importo di quattro, cinque volte ecc. sono state applicate percentuali via via più ridotte.
Un esempio: una pensione da 2.000 euro lordi ha ricevuto a gennaio un aumento pieno della rivalutazione (+ 1,1%) sulla prima fascia (cioè su tre volte il minimo) e sull'importo residuo il 90%. Sempre con effetto da gennaio 2019, su un analogo assegno di 2 mila euro la legge di Bilancio ha invece stabilito un aumento unico del 97% della rivalutazione base, ed ora in pagamento da questo mese. Per circa 2,6 milioni di pensioni, il passaggio dal sistema di rivalutazione per fasce di importo a quello per importo complessivo ha comportato una variazione media mensile di 28 centesimi.
L'Inps è attualmente impegnato in elaborazioni massive degli archivi pensionistici, in particolare a causa delle operazioni collegate a Quota 100, al Reddito e alla Pensione di cittadinanza. Pertanto l'eventuale recupero a debito della rivalutazione per i mesi da gennaio a marzo sarà effettuato in tempi successivi.