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Real Time dà spazio alla voce dei “diversi”

Andrea Fagioli martedì 23 maggio 2017
In occasione della Giornata mondiale per la diversità culturale, domenica 21 maggio, Real Time ha mandato in onda in prima serata lo speciale Cose da non chiedere, nato da un'idea molto semplice: «L'unico modo per conoscere le persone oggetto di stereotipi è fargli delle domande». L'emittente, visibile sul canale 31 del digitale terrestre, ha invitato i telespettatori a inviare in forma anonima gli interrogativi che in molti vorrebbero porre alle persone considerate “diverse”. Domande che in genere non si ha il coraggio di fare, oppure non se ne ha semplicemente l'opportunità. Insomma, domande scomode, persino stupide e imbarazzanti. A rispondere, davanti a un impersonale schermo bianco, cinquanta persone tra affetti da nanismo, obesi, disabili in carrozzina, rom, neri, musulmani, transessuali.... A introdurre e coordinare gli interventi, il giovane scrittore Giacomo Mazzariol, autore di Mio fratello rincorre i dinosauri. «Da quando sono piccolo – racconta Mazzariol – mi scontro con i pregiudizi delle persone, per via di mio fratello Gio, che è Down. Ma conoscendolo capireste che non è solo Down, è anche il miglior intenditore di patatine fritte, il più grande esperto di dinosauri… e un discreto rompiscatole». Davide, uno degli intervistati, che come Gio è affetto da trisomia 21, afferma con forza, nonostante la difficoltà a esprimersi, che a loro «non frega niente» se uno è gay, di colore, o Down: «Siamo persone – grida –, siamo esseri umani, siamo tutti un'unica realtà». Con questo speciale così semplice e immediato (prodotto da Toro Media per Discovery Italia adattando un format australiano), Real Time ha colpito nel segno, non solo perché ha messo con le spalle al muro i cosiddetti “normali”, ma anche perché ha trattato i cosiddetti “diversi” senza buonismo o ipocrisie. Non è un caso che le loro risposte siano anche molto diverse. C'è chi si accetta così com'è e vive felice, ma c'è anche chi non sopporta di essere chiamato nano o si vergogna del proprio corpo obeso a differenza di chi si vanta dei suoi due quintali. Real Time, emittente attenta al sociale ma non sempre nel modo giusto, ha questa volta messo tutti sullo stesso piano, contribuendo realmente a far sentire tutti uguali, almeno per un'ora.