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Rai 2: “Giovani e droga” Le colpe dei genitori

Andrea Fagioli sabato 9 ottobre 2021
Una operazione senz'altro coraggiosa quella di Rai 2 che giovedì in prima serata ha proposto il film inchiesta Giovani e droga di Alberto D'Onofrio (ora recuperabile su RaiPlay). Un pugno nello stomaco tra la fiction di Rai 1 e gli show di Rai 3 e Canale 5, che comunque ha tenuto davanti al teleschermo più di 630 mila telespettatori i quali, soprattutto se padri e madri di figli adolescenti, saranno rimasti impressionati dalla facilità con cui ragazzini di 12-13 anni possano finire nel baratro degli stupefacenti. D'Onofrio (a pochi mesi dal contestato docufilm di Netflix SanPa) racconta in modo diretto, senza filtri, quella che potremmo definire “la banalità della droga”. Lo fa attraverso la vita di alcuni giovani tossicodipendenti durante il loro percorso di recupero nelle comunità di San Patrignano, della Torre del gruppo Ceis di Modena e dell'associazione Anglad di Roma. Ma soprattutto fa in modo che gli intervistati raccontino la loro storia, che parlino delle prime precocissime esperienze senza ritorno. «Ho iniziato a 12 anni con le canne e a 13 sono passata alle pastiglie di ecstasy», confessa Tiziana. «A 14 anni mi facevo di cocaina», dice Simone. Anche Alexandra ha cominciato a 14 anni frequentando i rave party e facendo uso di droghe pesanti, come la gran parte degli altri ragazzi, che si sono fatti di tutto di più, in fumo e in vena: cocaina, hashish, marijuana, crack, eroina. Sentire i loro racconti inquieta, anche perché le interviste sono colloquiali, D'Onofrio non incalza gli intervistati, cerca sempre di farli parlare, fa sì che si aprano di fronte alla telecamera, magari concedendogli delle pause. Lo stesso fa con i genitori, il più delle volte i veri responsabili del dramma in cui sono finiti i figli. Lo denunciano i ragazzi («I miei genitori non ci sono mai stati per me») e lo riconoscono padri e madri, che avvertono spesso un lancinante senso di colpa.