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Quelle frecce “alla de Maistre” vanno a segno con meno stile

Cesare Cavalleri mercoledì 25 maggio 2022
Le serate di San Pietroburgo furono composte da Joseph de Maistre quand'era ambasciatore del re Vittorio Emanuele I di Savoia presso lo zar Alessandro I, dal 1803 al 1817. Maistre, nato a Chambéry il primo aprile 1753, è il capofila dei controrivoluzionari che, come ha detto qualcuno, combatteva l'Illuminismo con le armi dell'illuminismo stesso. Morì il 26 febbraio 1821. Ci vuole un bel coraggio per pubblicare Le memorie di San Pietroburgo, oggi, rifacendosi esplicitamente alle dottrine politicamente scorrettissime di Maistre, prototipo del conservatorismo ultramontano che sosteneva il primato del Papa non solo sulle Chiese nazionali, ma anche in campo politico. Questo coraggio l'hanno avuto Giuseppe Brienza e Matteo Orlando, pubblicando appunto un libro con quel titolo, attualizzato dall'avverbio "oggi" (Solfanelli, pagine 272, euro 15,00). I due curatori hanno organizzato in dieci capitoli "56 frecce contro rivoluzionarie" originariamente apparse in prevalenza sul Corriere del Sud di Crotone tra il 2014 e il 2020. Altre "42 frecce" erano state messe in faretra nel 2014 presso lo stesso editore. I bersagli sono i più vari. Per difendere il principio di sussidiarietà viene citata una frase dell'intellettuale russo Vladimir Bukovskij (1942-2019), che «dopo essere sopravvissuto a sedici anni di gulag e di manicomio in Urss di certe cose se ne intendeva». La frase è questa: «Dopo aver seppellito un mostro, l'Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro simile: l'Unione Europea». Un po' eccessivo, no? In genere, però, la polemica non si spinge a tanto, e non mancano valutazioni positive come l'idea di bellezza di Roger Scruton, espressa nel volume di Vita e Pensiero La bellezza. Ragione ed esperienza estetica: «La forma umana è sacra per noi perché reca il segno dell'incarnazione. La profanazione intenzionale della forma umana attraverso la pornografia del sesso o la pornografia della morte e della violenza, è diventata per molti una sorta di compulsione. E questa profanazione, che sciupa l'esperienza della libertà, è anche una negazione dell'amore. Si tratta di un tentativo di rifare il mondo come se l'amore non ne facesse più parte. Questa è certamente la caratteristica più importante della cultura postmoderna, una cultura senza amore, che ha paura della bellezza perché è turbata dall'amore». Siamo sempre nella più perfetta ortodossia: esemplare la presentazione dell'ecologia umana secondo la Laudato si' di Papa Francesco, contro l'ambientalismo come ideologia mondana. Ma è sempre un pingpong tra tesi sbagliate altrui e la verità dell'opinione propria. Manca la sintesi (non in senso dialettico), con un pregiudiziale rifiuto del dialogo. Peccato che i valorosi arcieri non emulino De Maistre nel motivo per cui qualcuno anche oggi legge le Serate di San Pietroburgo, pubblicate postume nel 1821 dal figlio Rodolphe: il nitore cristallino dello stile. Non è colpa di nessuno: è uno stile inimitabile.