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Quella mostra su Spadolini, il politico capace di ridere di se stesso

Maria Romana De Gasperi sabato 14 novembre 2015
Pian dei Giullari a Firenze, Fondazione Spadolini. Mi accompagnarono alcuni anni fa a visitare le sale interne della Fondazione. Mi sembrò di entrare nei viali di un giardino incantato dove i fiori erano rappresentanti da una verità infinita di volumi dai colori, le misure, i titoli, gli argomenti così vari quanto accattivanti per chi ama la storia del mondo e la storia dell'uomo. Oggi si ha una medesima sensazione quando si va a visitare la mostra aperta da pochi giorni al Complesso dal Vittoriano a Roma. Impossibile trasportare qui le migliaia di volumi, ma uno sforzo è stato fatto per raccontare al visitatore attraverso fotografie, oggetti, collezioni di giornali, scritti e alcuni volumi pregiati l'atmosfera intelligente, varia e piena di vita che aveva fatto parte di Giovanni Spadolini, uno dei protagonisti della vita culturale e politica del ventesimo secolo. Scomparso a Roma nel 1994, a sessantanove anni, ha lasciato di sé, come scrive Cosimo Ceccuti nella presentazione del catalogo, le sue «tre anime»: il giornalista, lo storico, il politico. Si laurea a Firenze, collabora con il Messaggero, insegna Storia contemporanea all'Università, arriva ancora molto giovane alla direzione de Il Resto del Carlino, e del Corriere della sera e quasi inavvertitamente passa al mondo politico attraverso il partito repubblicano. Nel 1974 è ministro per i Beni culturali, poi la Pubblica Istruzione e infine presidente del Consiglio e presidente del Senato. La mostra accompagna la sua vita passando dai numeri del giornale Il Mondoai ritratti di Maccari, dalla foto di un viaggio a San Francisco con una delegazione di giornalisti europei, all'incontro con Ottone Rosai o con la figlia di Carducci. Non c'è quasi respiro tra le immagini di Spadolini che accompagna lo scrittore Riccardo Bacchelli ad una mostra di Morandi ed i suoi articoli sul Corriere della sera dove parla della «primavera di Praga» velocemente repressa dai carri armati dell'Unione sovietica. Da parte è il ritratto di Mazzini firmato da Lorenzo Viani. La vita del nostro personaggio è un continuo riallacciarsi dalle realtà del giorno dalle fantasie dell'arte attraverso gli scritti, i ricordi, gli oggetti che ha amato: l'elmo della guardia civica del Granducato di Toscana, o il berretto garibaldino, accanto ad un vaso cinese in ceramica dono dell'università di Pechino ed a una scatola laccata con la veduta del Cremlino, regalo di Gorbaciov. Una mostra estremamente varia che cerca di restituire il ricordo di chi ha saputo unire cultura ad altri interessi, capace anche di ridere di se stesso collezionando le caricature che Forattini gli aveva dedicato. Per il pubblico giovane è un ripassare la storia attraverso la vita di un uomo dal libero studio e dalla libera ricerca.