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Quella gita che mi mancherà sempre

Salvatore Mazza giovedì 24 giugno 2021

Con la tracheostomia – dicevo la volta scorsa – è andata ancora peggio. Se dopo la Peg mi sono pentito per un fattore psicologico, qui il discorso è totalmente diverso. Avete presente quando avete la gola gonfia, e vi fa male ogni volta che deglutite? Io vivo con questa sensazione costante da tre mesi. Ora va un po’ meglio, dopo aver anticipato il cambio tracheo visto che il primo impianto era rotto, e aver debellato un’infezione quasi sicuramente presa durante il ricovero. Ma è sempre una sensazione terribile.
Anche per la tracheo, a febbraio, mi erano stati prospettati i pro e i contro del farla "a freddo", ossia senza attendere che una crisi respiratoria la rendesse indispensabile. Così ho detto sì, giochiamo d’anticipo. Oggi, a tre mesi dall’intervento, sono decisamente pentito. Perché? Spiegarlo non è facile. Diciamola così: non dico che mi sia stato nascosto qualcosa, ma i risvolti negativi sono stati minimizzati, mentre quelli positivi amplificati oltremisura.
La realtà è che oggi sono inchiodato supino al letto, senza possibilità di muovermi. In teoria – intendiamoci – potrei farlo, ma servirebbero tre persone per mettermi sulla sedia a rotelle, e il vero problema è comunque che il minimo scuotimento del tubo che mi entra in gola mi provoca un eccesso di secrezioni, che vanno aspirate. E anche il breve tragitto fino al salone sarebbe un calvario. Di uscire, poi, neanche a parlarne. Pure qui, a parte il fatto non trascurabile che in ascensore, con la sedia, il respiratore, l’aspiratore e un accompagnatore, non c’entro più, uscire per andare dove? Avete presente le buche di Roma? Sarebbe un incubo. Aggiungete che potrei muovermi solo con un’ambulanza attrezzata, e il quadro è completo. E gli aspetti positivi? Ah sì, respiro meglio e la saturazione, cioè l’ossigenazione del sangue, è al massimo, e poi la macchina della tosse mi libera i polmoni molto meglio (anche se è una tortura peggiore del waterboarding, da ripetere tre volte al giorno). Non mi sembra granché, visto il resto. Tanto più che ancora riesco a respirare autonomamente, me lo dice un cerchietto verde pallido sul display del ventilatore. È vero che, quando sono stato ricoverato, avevo avuto la mia prima crisi polmonare, ma mi ero ripreso da solo, e sono stato portato al pronto soccorso per precauzione. Già che c’erano e che dovevo stare per dieci giorni in isolamento, mi hanno fatto la tracheo. Peccato. Per Natale le mie figlie mi avevano regalato un "buono" per una gita, dove e quando volessi io, in loro compagnia. Aspettavo i primi giorni di primavera, e avevo già pensato dove andare. Ma l’11 marzo avevo già il buco in gola. Non farò mai quella gita. È il mio dispiacere più acuto.