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Quei cori laziali che mortificano l'Italia

Italo Cucci venerdì 5 febbraio 2016
L'arbitro Irrati ha sospeso per quattro minuti Lazio-Napoli a causa dell'indecente comportamento di certi tifosi, «una minoranza» dice Pioli. Sì: una minoranza particolarmente rumorosa, il cui vociare volgare e violento dominava l'Olimpico ormai diventato contenitore di vergogna antisportiva. Tanto valeva chiuderla lì, approfittando del risultato, e salvare la faccia a Roma e al suo tempio sportivo (curva della Lazio chiusa per due turni). Non è un capriccio snobistico, questa sottolineatura della “sacralità” – come direbbe Desmond Morris – del luogo che ricorda al mondo gli umanissimi Giochi del Sessanta destinati a rilanciare l'immagine di un Paese che si chiama Italia dopo una guerra feroce, quindi luogo di pace. E non è digressione qualunquista quella di chiedere al Coni, che ne è proprietario, una sollecita resa dei conti: sloggiate, signori (?) del calcio, fatevi i vostri stadi e lasciate per sempre la casa dello sport. James Pallotta, l'Americano di Roma, è ben deciso a dare una casa al tifo giallorosso, forse anche Lotito vorrebbe la Lazio a Valmontone: è dunque il caso di aiutarli a risolvere le beghe burocratiche, potrebbe pensarci l'ormai mitico Commissario Tronca. Gli sportivi veri gliene sarebbero grati nel momento in cui Giovanni Malagò tenta, aspirando ai Giochi del 2024, di ripristinare l'immagine di Roma Capitale da poco sporcata da uno scandalo reclamizzato nel mondo intero. Girare intorno ai quattro minuti di Lazio-Napoli con interpretazioni vaghe o interessate non serve a nulla: in questa stagione data alla massima volgarità tutte le istituzioni, a partire dalla Federcalcio, devono intervenire con la massima severità perché il vociare osceno di presunti tifosi è in realtà una porta aperta verso la violenza fisica che per fortuna negli ultimi tempi è stata mitigata dalle forze dell'ordine. Ci si doveva pensare già da quella tragica finale di Coppa Italia detta anche Coppa del Presidente (ne stia alla larga, Mattarella); ma i Ciro Esposito in questo Paese non insegnano nulla, anzi la loro morte diventa strumento di offesa e dileggio fra tifosi d'opposte sponde come quel messaggio firmato da una ragazza napoletana che ierlaltro su Facebook insultava i morti dell'Heysel. Ho sentito spesso dire che la bassa qualità dello spettacolo sollecita le turbolenze tifose; è una stupidaggine, e tuttavia mi piace sottolineare come questa stagione calcistica sia particolarmente felice dal punto di vista tecnico e spettacolare, tattico ed estetico, soprattutto là dove si esibiscono il grande Napoli e la potente Juve. Ma non vi sembra un delitto sportivo che proprio le prime della classe quando s'incontrano (la prossima volta a Torino il 13 febbraio) debbano rinunciare ai sostenitori in trasferta? Se l'esempio parte dal vertice, cosa v'aspettate dalla base? Scusate: è lo sfogo di un italiano mortificato.