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Quando Zapatero va più su della scarpa

Pier Giorgio Liverani domenica 3 luglio 2005
Il rischio è quello di una società "laica" fisicamente e culturalmente sterile. Su La Stampa (martedì 28) lo stesso Primo ministro spagnolo scrive che la legge sul "matrimonio" omosessuale è «il simbolo di ciò che deve essere una democrazia moderna». Mai come con Zapatero viene da dire: sutor, ne ultra crepidam, calzolaio, non andare più su della tomaia. Invece lui parla di «una data che passerà alla storia». Infatti di quella legge «beneficerà tutta la società, perché aggiunge senza togliere». Il che è menzogna, perché in Spagna il marito e la moglie sono stati aboliti e degradati a un generico «coniugi», ciascuno dei quali è stato privato del proprio nome (marito o moglie) e, con esso, di una parte della propria identità oltre che del proprio specifico compito in famiglia e nella società. La fecondità non sarà più il risultato di un dono reciproco né ciò che lo caratterizza, fosse anche incapace di generare fisicamente. Nell"unione gay, sterile per definizione e per scelta, neanche l"adozione renderà genitori i «coniugi», perché l"adottato sarà una specie di acquisto gratificante, senza padre né madre: gli mancherà quella patrimaternità che è la sintesi vitale e indissolubile del matrimonio e dell"essere figlio. Altro che «aggiungere senza togliere»! Dove sono, nel matrimonio gay, il matris munus e il patris munus, i compiti rispettivi della madre e del padre? Se a tutto questo si aggiungono l"aborto e, in tutto l"Occidente, la contraccezione massiccia e istituzionalizzata, la clonazione che genera figli per divisione anziché per unione, la riproduzione artificiale che annulla il dono dei corpi (e poi dicono che la Chiesa è sessuofoba!...) e che, per restare in tema, rende ereditaria persino la sterilità, si vedrà che il rischio di una società sterile, è reale. Persino Massimo Gramellini ha scritto, sempre su La Stampa: «A un vecchio mangiapreti come Cavour verrebbe voglia di chiedere asilo politico alle guardie svizzere».
LO SCOMPENDIOA proposito del nuovo Compendio del  Catechismo: su Repubblica (mercoledì 29) Marco Politi confonde il Catechismo a domande e risposte di San Pio X con il Catechismo Tridentino di San Pio V, che non era dialogico; e Massimo Cacciari non distingue tra catechismo («decalogo da propaganda») e predicazione del Vangelo. Liberazione, che, martedì 28, prima di averlo letto, aveva scritto: «Ci fa respirare l"odore della regressione [...] che fa leva su contenuti reazionari e aggressivamente antimoderni» e «sull"alleanza neomoderata con i poteri esistenti o in via di neo-costituzione», pubblica mercoledì «il riassunto del catechismo: inflessibili contro il sesso, duttili sulla guerra». Infine il Manifesto, che forse non conosce l"ordine alfabetico, denuncia che la prima voce dell"indice analitico è «aborto». In compenso ha letto tanto bene quella «sorta di enciclopedia vaticana» da scambiare il «voto» (dei religiosi) con il voto alle elezioni politiche. Insomma: «Un Vaticano oscurantista e medievale». Originale, vero? Tutti, del resto, ne hanno fatto un testo di morale e nessuno che sia andato a cercare che cosa il Compendio dica su Dio, Gesù...
SIMONIA?Solita polemica di Corrado Augias (Repubblica, venerdì 1) contro le "ingerenze" della Chiesa contenute nel Compendio: «Chi stabilisce quali sono le leggi ingiuste? Lo Stato o un potere estraneo? La Chiesa riceve dallo Stato, grazie all"8 per mille, 936 milioni di euro all"anno. Forse un po" più di rispetto lo Stato lo meritava». Che cos"è? Una richiesta di simonia?