Rubriche

Privacy, la miglior difesa è un elefantino azzurro

Gigio Rancilio venerdì 12 aprile 2019

Nel mondo digitale è appena arrivato una sorta di supereroe. Volutamente ha il nome di un pupazzo (Jumbo) e sembra una mascotte. È un elefantino azzurro, vestito con una tuta blu. Non fatevi ingannare dal suo aspetto amichevole: Jumbo si candida a diventare il peggior incubo per i giganti del web che fanno affari con i nostri dati digitali.
Sappiamo tutti che ormai basta la parola «privacy» per far scappare a gambe levate molti lettori (che sbagliando, pensano: io non ho niente da nascondere, quindi non mi interessa) ma la protezione dei nostri dati e l'uso che ne viene fatto dalle aziende è davvero uno dei punti nodali della nostra epoca. A rendere le cose ancor più difficili in questo campo c'è il fatto che anche i pochi che ritengono importante il rispetto della privacy, alla prova dei fatti finiscono per non fare granché per difendersi. Succede perché siamo pigri. Siamo distratti. Andiamo di corsa. E crediamo di non potere fare nulla per proteggerci da colossi come Google o Facebook. Fino ad oggi in parte era vero. Perché gestire la propria privacy su Twitter e Facebook, per esempio, non è alla portata di tutti. Serve un minimo di competenza e soprattutto serve tempo per fare le scelte giuste che possono proteggerci. Ora che è arrivato Jumbo, potrebbe cambiare tutto. Perché è facile da usare e promette di farci risparmiare ore «regolando automaticamente le 30 impostazioni di privacy di Facebook e cancellando i tuoi vecchi tweet dopo averli salvati sul tuo telefono (così da limitare le nostre tracce digitali - ndr)». Non solo. «Può cancellare la tua ricerca su Google e la cronologia di Amazon Alexa, e presto potrà pulire anche i profili Instagram».
Per ora Jumbo è un'app gratuita disponibile per iPhone (tra poco arriverà anche per i cellulari Android). Ecco come funziona. Al suo interno ci sono (per ora) quattro levette: una per Twitter, una per Facebook, una per Google e una per Alexa. Spostandole sulla posizione «on» (verde) fanno partire l'elefantino. Su Twitter Jumbo cancellerà per voi i vostri vecchi tweet (scegliete voi quanto vecchi: una settimana, un mese, tre mesi...) salvandoli sul vostro cellulare. Su Facebook cambierà 30 opzioni della vostra privacy, permettendovi facilmente di scegliere tra «debole», «media» o «forte». Per esempio, se scegliete la modalità privacy media o forte (tra le tante cose che Jumbo fa) bloccherà la possibilità di Facebook di farvi vedere annunci pubblicitari in base alle vostre informazioni di contatto. Questa app può anche limitare chi può vedere l'elenco dei vostri amici o le pagine che seguite e persino bloccare la capacità di Facebook di riconoscervi in foto o video pubblicati sul social. Se pensate che così facendo passerete dalla padella alla brace, perché ora sarà Jumbo a controllare i vostri dati, state tranquilli. I suoi creatori sono molto chiari su questo punto: «Non vediamo mai i dati degli utenti, poiché tutto viene elaborato localmente sui loro telefoni. Prima di eliminare i tweet, Jumbo li archivia in un'area dedicata e presto sarà possibile esportarli via Dropbox o su iCloud». Su Google cancellerà in automatico la vostra cronologia di ricerche. Mentre se avete l'assistente vocale Alexa, eliminerà le registrazioni vocali archiviate da Amazon. Quello che sembrava l'uovo di Colombo (realizzare un'app capace di gestire in maniera rapida, semplice ed efficace una bella fetta della privacy degli utenti) rischia di infliggere un duro colpo ai big digitali. Restano due domande. La prima: perché Facebook, Twitter o Amazon non hanno prodotto qualcosa di simile che avrebbe aumentato la (poca) fiducia che hanno gli utenti nei loro confronti? Il creatore di Jumbo non ha dubbi: «Non lo fanno perché questi dati per loro sono un business enorme». Seconda domanda: visto quanto valgono questi dati, per quanto tempo i giganti digitali consentiranno al piccolo grande Jumbo di proteggerci facendosi rovinare una bella fetta di business?