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Primi Martiri della Chiesa di Roma. La violenza del mondo trasformata in speranza

Matteo Liut giovedì 30 giugno 2022
I martiri sono da sempre il segno più grande della profezia del Vangelo, perché la loro vita, strappata via dalla violenza del mondo, continua a generare vita e speranza nella comunità dei credenti. Così la testimonianza dei cristiani della Chiesa di Roma uccisi nell'anno 64 perché accusati ingiustamente da Nerone dell'incendio della città, ci ricorda ancora oggi che spesso la voce del Vangelo è messa a tacere dai potenti, ma continua a farsi sentire grazie alla fede del popolo di Dio. Erano passati pochi anni dalla morte e risurrezione di Gesù a Gerusalemme, ma nella capitale dell'Impero il suo messaggio si era già diffuso. La crisi era dietro l'angolo e serviva un capro espiatorio: si decise che il pericolo veniva dai cristiani, con quella loro fede rivoluzionaria e per questo Nerone li incolpò del grande incendio. Un'accusa che scatenò una persecuzione feroce. Lo storico Tacito nei suoi «Annali» narrava: «Alcuni ricoperti di pelle di belve furono lasciati sbranare dai cani, altri furono crocifissi, ad altri fu appiccato il fuoco al termine del giorno in modo che servissero da illuminazione notturna». La persecuzione si protrasse fino all'anno 67.
Altri santi. Sant'Adolfo di Osnabruck, vescovo (1185-1224); beato Gennaro Maria Sarnelli, religioso (1702-1744).

Letture. Romano. Am 7,10-17; Sal 18; Mt 9,1-8.
Ambrosiano. Nm 27,12-23; Sal 105 (106); Lc 6,20a.24-26.
Bizantino. 1 Cor 4,9-16; Mt 9,36-10,8.