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“Prima dell'alba” ha un sapore cult

Andrea Fagioli mercoledì 27 marzo 2019
Prima dell'alba, il lunedì in seconda serata su Rai 3, sta diventando un appuntamento atteso. Alla terza stagione, il format targato Stand by Me, comincia ad avere un sapore cult. L'attacco sta diventando un classico: «È l'ora in cui la città si chiude in un suo guscio sicuro. O forse di una fragilità spaventosa. È l'ora delle trasgressioni che si liberano confortate dall'oscurità, ma anche dei lavori indispensabili. Un lungo viaggio che si fermerà solo prima dell'alba». Lo sguardo serio, ma soprattutto lo stile inconfondibile della narrazione di Salvo Sottile prendono il telespettatore. Il ritmo impresso dal montaggio, le punteggiature a suon di brani musicali di successo e la durata contenuta fanno il resto. Unico appunto è che ogni tanto il conduttore ostenta un po' troppa naturalezza, un come se nulla fosse nel trattare argomenti complessi come quello delle persone transessuali. È successo nella puntata di lunedì scorso, la seconda di questa serie che ne prevede otto, quando Sottile ha incontrato a Bologna le attiviste del Mit (Movimento identità trans) e con loro ha fatto un giro per portare conforto a chi pratica il marciapiede. È vero che questa è la parte «delle trasgressioni che si liberano confortate dall'oscurità», così com'era successo nella puntata del 18 marzo con l'intervista alla pornoattrice Sissy Neri, ma è anche vero che quando si vende o si sfrutta il proprio corpo, genere sessuale a parte, c'è sempre qualcosa che non va. In ogni caso, come detto altre volte, Sottile non indugia nelle situazioni. Si limita a quel pizzico di proibito che ci può stare nel racconto della vita notturna, anche se la cosa migliore resta il viaggio alla scoperta dei mestieri curiosi praticati di notte. Tra questi l'allevatore di chiocciole per uso alimentare e per produrre bava di lumaca dalle molteplici proprietà cosmetiche. Un progetto che richiede una dedizione totale e soprattutto uno studio meticoloso, che avviene per lo più di notte. Di ben altro tenore, comunque da segnalare, l'intervista realizzata all'interno di un centro di recupero per uomini violenti con un trentenne autore di violenza su una donna. Un'intervista dura, ma illuminante su un fenomeno drammaticamente sempre più diffuso.