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“Presa diretta” torna già in prima linea

Andrea Fagioli mercoledì 26 agosto 2020
Questa volta Presa diretta ha bruciato sul tempo un po' tutti gli altri approfondimenti giornalistici. Il programma di Riccardo Iacona è ripartito lunedì in prima serata su Rai 3 approfittando dell'anniversario del terremoto nel Centro Italia del 24 agosto 2016 tragicamente ribadito con le scosse dell'ottobre successivo. A distanza di quattro anni la ricostruzione è di là da venire. Pochissimi i cantieri avviati e ancor meno gli interventi conclusi. Più di 40mila persone vivono ancora in soluzioni abitative d'emergenza, alberghi e container. Eppure i soldi ci sono, così come tra poco ci saranno quelli della Comunità europea per far ripartire l'Italia dopo il lockdown. Ed è proprio da questo parallelo che ha preso le mosse la prima delle otto puntate di Presa diretta previste da qui all'autunno. Iacona e i suoi giornalisti hanno compiuto un viaggio all'interno del cratere del sisma tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria per raccontare perché la ricostruzione non è mai decollata. A frenare tutto è la burocrazia, ma anche la macchina pubblica depotenziata da anni di tagli. Solo ora le cose sembrano muoversi, sia pure lentamente, grazie ai nuovi decreti e all'esempio di quanto successo a Genova per la ricostruzione dell'ex Ponte Morandi. Anche se le situazioni sono diverse, come ha messo bene in evidenza uno dei servizi e poi l'economista Carlo Cottarelli in studio. A questo proposito va salutato con piacere il ritorno degli ospiti in presenza in diretta, che migliorano il ritmo oltre che l'approfondimento, con una sola intervista in remoto (a parte quelle registrate) al medico Nino Cartabellotta per non trascurare il tema d'attualità, il Covid-19, che sarà oggetto specifico della prossima puntata. Intanto c'è da aggiornare la mappa di pericolosità sismica dell'Italia, incomprensibilmente vecchia e inattendibile, e da semplificare regole che come dicono gli urbanisti sono così complicate da renderle inapplicabili. Il messaggio di Presa diretta è dunque arrivato ancora una volta forte e chiaro, compreso il dubbio se riusciremo a far fronte alla ricostruzione post pandemia dopo non essere riusciti, nonostante i fondi a disposizione, a ricostruire anche solo in parte i paesi distrutti dal terremoto.