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Poche riflessioni (ma ficcanti) sulla presunta teatralità del male

Umberto Folena martedì 28 settembre 2021
I delitti efferati di giovani figli e figlie, con amici e fidanzati gregari o menti astute, ci sono sempre stati. Negli ultimi 30 anni si va da Piero Maso a Erika De Nardo fino a Benno, in famiglia. E sempre è un gran bailamme di ipotesi, analisi, sociologi e psicologi a parlare di “questi giovani”, “generazione senza emozioni” e infine “perché proprio qui”. Nell'omicidio di Laura Ziliani di Roncadelle invece sorprende un discreto silenzio. Ci sono un Gramellini, un Andreoli e un Romagnoli (oltre al “nostro” Camon). E basta. Gli assassini – due figlie e un fidanzato – sono ancora presunti. Ma che accade? E soprattutto, possiamo ancora sbrigarcela rispolverando la categoria dei “mostri”? Di fronte all'abisso, è la risposta più semplice (e non per questo non vera). La vicina di casa Nicoleta Chirica confida all'inviato del “Corriere” (25/9) Andrea Pasqualetto: «Per me sono dei mostri», frase posta in fondo al servizio, come epitaffio ed estremo commento.
Il mostro è mistero inconoscibile, da accettare senza troppo indagare. Sulla “Stampa” (26/9) Michela Tamburrino intervista Franca Leosini, giornalista che in tv da anni indaga sui “delitti mostruosi”, su «giovani che ammazzano i genitori senza provare sensi di colpa». Per lei, è «troppo facile rifugiarsi nella malattia mentale» e d'altronde «io mi occupo dei guasti della vita, non dei guasti della mente». Se la mostruosità è eccezionale, Gabriele Romagnoli (“Stampa”, 25/9) coglie invece una ripetitività per nulla eccezionale: «Che l'assassino di famiglia non si scomponga e riprenda subito la sua vita normale è una costante che non si vuole ammettere». Infatti, niente di eccezionale: né l'omicidio in famiglia, né la brama di denaro. Di inedito Massimo Gramellini (“Corriere”, 25/9) individua il correre in tv a “Chi l'ha visto?”: «Questa non è più la banalità del male. Questa è la teatralità del male». E Vittorino Andreoli spiega ad Alessandro Fulloni (“Corriere”, 25/9): «Qui non c'è odio. Semplicemente a loro la madre non interessa. Noi vogliamo i soldi, nostra madre non ce li dà e dunque la facciamo fuori. Inutile cercare filosofie». Banalissimo.