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Più equilibrio tra chi produce e chi vende

Andrea Zaghi domenica 7 novembre 2021
Basta alle pratiche sleali lungo tutta la catena agroalimentare. Lo ha sancito il governo con uno schema di decreto legislativo che elenca 16 divieti ad altrettanti comportamenti o consuetudini quasi tutte consolidate che, fino ad oggi, hanno reso iniquo il mercato alimentare italiano. Una decisione che ha riscosso l'approvazione di tutti i rappresentanti dei produttori agricoli, pur con qualche distinguo.
Che ci fosse bisogno di strumenti di legge per fermare la concorrenza sleale è opinione di molti. I coltivatori diretti hanno sottolineato spesso che per ogni euro speso dai consumatori per l'acquisto di alimenti, meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo. Cia-Agricoltori Italiani ha aggiunto che per l'ortofrutta fresca su 100 euro spesi dal consumatore al supermercato, al produttore rimangono in tasca solo tra i 6 e gli 8 euro netti. Ancora meno nel caso dei prodotti trasformati, dove il margine per l'agricoltore è intorno ai 2 euro. Colpa, viene detto, proprio delle pratiche che adesso dovrebbero essere poste non solo sotto controllo ma eliminate del tutto. Il decreto, infatti, interviene sul rispetto dei termini di pagamento (non oltre 30 giorni per i prodotti deperibili), vieta le modifiche unilaterali dei contratti, interviene sulle aste on line al doppio ribasso, limita le vendite sottocosto, esige contratti rigorosamente scritti.
Quello che ci voleva, dicono gli agricoltori. Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, appena dopo la decisione del consiglio dei ministri, ha parlato addirittura (e con ragione) di «una svolta storica per garantire un giusto prezzo ad agricoltori e allevatori»sottolineando poi che così «arriva lo stop alle speculazioni sul cibo che sottopagano i produttori agricoli in un momento in cui sono costretti ad affrontare pesanti rincari dei costi di produzione». Bene anche per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che, tuttavia, non ha mancato di precisare che la sua associazione si riserva «di valutare nel dettaglio il testo definitivo, non appena verrà ufficialmente licenziato». «Finalmente più tutela ed equità», ha detto Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori italiani aggiungendo poi che «l'approvazione del decreto arriva in un momento davvero complicato per le aziende agricole». Tutti, però, presteranno attenzione all'effettiva applicazione delle misure previste. Per questo, Stefano Patuanelli, ministro per le politiche agricole, ha subito spiegato di aver incaricato l'Ispettorato repressione frodi (ICQRF) «quale autorità nazionale di contrasto deputata all'attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni previste». Mentre Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza delle cooperative agroalimentari, non ha perso tempo spiegando: «Siamo pronti ad affiancare le nostre 5.000 cooperative associate sia per presentare denuncia contro coloro che mettono in essere pratiche commerciali vietate, sia nell'eventuale risoluzione bonaria di controversie che dovessero coinvolgere le associate». Insomma, sarà battaglia.