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Patrizia Cavalli, una poesia che esige una lettura attenta e vuole essere cantata

Alfonso Berardinelli sabato 9 febbraio 2013
La poesia ha sempre avuto un appuntamento dichiarato o segreto con la musica. In quanto musica verbale che non ha bisogno di altra musica, la poesia attira e seduce la musica. Fin dalle origini è stato così. Non c'è termine per indicare la poesia o una delle sue forme che non alluda alla presenza di una musica interna o esterna alle parole. Melos in greco, carmen e canticum in latino: e poi chanson, song, Lied, canción, sonetto, ballata, rondò… Sono detti canti i capitoli di un poema cavalleresco, canti sono le poesie di Leopardi, Lieder le poesie di Heine, canzoni sono quelle di Dante e Petrarca, o di Brecht e García Lorca, entrambi poeti teatrali, e Auden, librettista di Stravinskij, ha scritto Songs and other music pieces. In questi come in altri casi, la metrica suggerisce una cantabilità e per leggere il testo bisogna cantarlo anche solo mentalmente, entrare nel ritmo dei suoi significati.Le poesie e le canzoni di Patrizia Cavalli, musicate e cantate da Diana Tejera (Al cuore fa bene far le scale, Voland) mostrano che canto e musica non sono ornamento o additivo, ma una tecnica di focalizzazione del significato. La Tejera ha fatto entrare la musica dentro ogni frase, parola per parola, staccando o connettendo, enfatizzando i rapporti sintattici e le misure metriche, inventando ogni volta il modo di percorrere vocalmente i movimenti raziocinanti, le sospensioni dubitative, le accelerazioni epigrafiche, le percussioni ossessive. L'ordine dei tempi verbali viene analiticamente articolato dalla musica, che agisce come strumento o metodo di intensificazione della lettura, impedisce la lettura distratta, fa lievitare emozione e pensiero. Bisogna sentire come vengono cantati certi versi, per esempio «Amore semplicissimo che crede alle parole», o: «Ma questa sono io? / Ma sarò proprio io? / No non sono io, / c'è un'altra al posto mio». O ancora: «È una mattina di arrendevole luce» e «vedevo insieme felicità e rovina».Le poesie e canzoni di Patrizia Cavalli credono assolutamente alle parole. Prevedono di essere cantate come esigono naturalmente di essere capite.