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Parigi, non più «Je suis...», ma ormai «J'étais Charlie»

Pier Giorgio Liverani domenica 10 gennaio 2016
Non è possibile dichiararsi privi di una cosa o di un dio (a-Theos) che si dichiara inesistenti. Sarebbe incoerenza. E tanto meno è laicità (in francese: laïcité) prendersela con dio (la "d" minuscola è laicista, ma la sua raffigurazione è volutamente cattolica) addirittura accusandolo di stragi di vignettisti-giornalisti. Sui quotidiani italiani è comparsa l'ignobile copertina del numero di Charlie Hebdo commemorativo del primo anniversario della strage dei suoi redattori a Parigi. La maggior parte (numerica) dei principali quotidiani italiani ha solidarizzato, ancora una volta e senza alcuna riserva, con la redazione di questa ormai nota rivista. La difesa delle vittime (con la quale è bene essere solidali, però con le dovute riserve e precisazioni) è fatta in nome di quella che i francesi chiamano liberté, ma che ben pochi giornali considerano invece licence, nel significato (in francese come in italiano) di "licenza", eccesso, abuso della libertà e dei relativi diritti. La libertà, infatti, è tale solo se si ferma dinanzi ai diritti e alla libertà altrui e Charlie Hebdo li ha invece sempre invasi e ignorati. Questa volta poi – la strage del Bataclan, moltiplicazione di quella del Charlie, ma sempre al grido di «Allahu Akbar» – la replica figurativa sulla copertina «ha sbagliato "dio"», come Marco Travaglio ha scritto su Il Fatto Quotidiano (mercoledì 6). Sulla copertina del settimanale francese c'è l'insultante caricatura (un vecchio barbuto, in sandali e tunica insanguinata più un Kalashnikov) di una tradizionale immagine cattolica di Dio (al posto dell'aureola il triangolo memoria della Trinità, e l'occhio simbolo della Provvidenza). Non nel Corano, ma negli hadith (i "racconti" della vita e dei detti di Maometto) è sancito il divieto di raffigurare qualsiasi creatura vivente e perfino compiere qualsiasi "segno" o "espressione" (bayan) religiosi. È lo stesso Il Fatto che, a sorpresa ma giustamente, scrive che, dopo Parigi e dopo Colonia, «lo slogan "Je suis Charlie" va coniugato all'imperfetto: "J'étais Charlie"», io ero Charlie. Ma il fatto vero è che la laicità fu "inventata" da Gesù: «Date a Cesare… date a Dio…» e che la vita è competenza di Dio e non di vignettisti-giornalisti tanto anticlericali quanto "antiimamesi". Charlie è solo carta, senza valori.L'AMARA CARAMELLASoltanto il Corriere della Sera (8 gennaio) ha definito «uno show di rara modestia, ma nient'altro al di fuori della quotidianità» lo «Speciale Lotteria Italia» inserito negli «Affari tuoi» della notte dell'Epifania. A entrambi (Rai e Corriere) è sfuggito il valore del finale: la caramella (mezza per una) con cui le due concorrenti se ne sono tornate a casa dopo il girotondo di illusioni sui premi in palio più i milioni della Lotteria. Una vera involontaria lezione di moralità: dall'orgia del denaro immeritato e in fumo a mezza caramella. Che più amara non si poteva.