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“Pandemia”, il virus colpisce anche la tv

Andrea Fagioli giovedì 6 febbraio 2020
Con un tempismo notevole (non sappiamo quanto casuale o voluto, ma pensiamo casuale) Netflix ha messo in rete la serie Pandemic - Pandemia globale nei giorni stessi in cui il Coronavirus dilagava oltre i confini della Cina. Da un punto di vista televisivo, Pandemic non è proprio una passeggiata: è un docufilm in cui c'è molto documentario e poco film. Ma un'occhiata la può meritare. Si tratta di sei puntate, di una cinquantina di minuti ciascuna, divise in capitoli attraverso i quali vengono seguite le vicende di alcuni medici e ricercatori alle prese con la lotta alle epidemie globali dagli Stati Uniti, all'America Latina, all'Asia, all'Africa. Partenza choc con il ritrovamento in Pennsylvania di una fossa comune in cui un secolo fa furono sepolte alla meglio alcune delle vittime di un potente virus influenzale. Una sorta di cimitero promemoria di quelle che possono essere le conseguenze di una pandemia. Dopo di che, non prima di aver citato l'antesignana pellicola Virus letale del 1995, si comincia a saltare dall'Oklahoma, al Vietnam, alla Cina, all'India, al Congo, all'Egitto, al Guatemala... Un vero e proprio giro del mondo sulle tracce dell'influenza aviaria, di quella suina, dell'Ebola, della Sars, dei ceppi influenzali delle anatre che migrano da un continente all'altro. Emerge anche il dibattito sui vaccini e sui contrari alle vaccinazioni, ma anche le reticenze di governi che stentano ad ammettere la verità. E guarda caso che a proposito di un virus proveniente dai volatili si rammenta la Cina come uno dei Paesi che a suo tempo, una ventina d'anni fa, negò l'evidenza e l'emergenza. Per cui i ritardi nel dare le notizie sul diffondersi del Coronavirus confermano un vizio diffuso tra i governanti della Repubblica popolare. Per il resto la parte filmica, chiamiamola così, è sostenuta da qualche nota sulla vita privata dei medici, sui loro successi e gli insuccessi, sulla vocazione professionale che in qualche caso ha profonde motivazioni religiose. Alla fine delle sei puntate, più che allarmati si è un po' annoiati, ma sicuramente più coscienti che certe forme influenzali non vanno prese alla leggera. Una pandemia di influenza, anche oggi, ucciderebbe milioni di persone.