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Palle di neve, spari e questa strana attesa di fine novembre

Paolo Massobrio mercoledì 25 novembre 2020
Il risveglio di fine novembre ci dice che siamo vicini alle riaperture, ma guai a pensare di andare a sciare. Strano, avrà pensato qualcuno: se c'è un'attività che si svolge all'aperto è la discesa su neve, mentre la risalita può essere ben gestita in sicurezza, come già si sono attrezzati in varie località... Così per giorni leggeremo del tira e molla di fronte all'ennesimo colpo di spugna su un'economia, quella della montagna, che rischia di vedere annientata la stagione. Le palle di neve quando rotolano possono diventare valanghe e all'insorgere dei primi cenni di esasperazione si affaccia sempre qualcuno che mesta nel torbido. Il grido d'allarme arriva dal Censis, che nel rapporto Tendercapital presentato al Senato segnala 5 milioni di italiani con difficoltà ad accedere a pasti decenti: se ne sono aggiunti 600mila rispetto allo scorso anno. Intanto nei giorni scorsi, in Piemonte, sono stati denunciati spari alla sede di Amazon e non è la prima volta che accade. Piccoli segnali verso quello che sta diventando un nuovo capro espiatorio che sottrarrebbe opportunità al commercio nostrano: come se la globalizzazione non fosse mai stata digerita. Bisognerebbe leggere il libro di Mario Calabresi, "Quello che non ti dicono", per capire come si ingrossano le palle di neve che poi trascendono in una violenza senza logica, se non quella costruita dagli ideologi della confusione. Ma intanto il ministero per le Politiche agricole esce con una pubblicità che rammenta: «Se hai un ristorante, una mensa, un catering, un agriturismo, un'attività di ristorazione dentro a un hotel, puoi accedere al fondo perduto per gli acquisti di prodotti dell'agroalimentare italiano». Ma se le attività sono ferme, poco serve, anche se l'iniziativa vale per gli acquisti effettuati dal 14 agosto. Tuttavia pochi lo sanno, sennò perché avrebbero dovuto acquistare spazi pubblicitari? E se Londra annuncia di aprire i ristoranti, mentre Parigi è più cauta, a Roma si attende e i ristoratori che non riescono a stare con le mani in mano sfornano panettoni "firmati", ingrossando l'offerta delle pasticcerie, anch'esse in affanno. Si prospetta un ingorgo commerciale, dopo un mese di novembre dove neppure il delivery è ripartito in maniera convincente come nel primo lockdown. Siamo in attesa, e non solo perché sono giorni d'Avvento: quali saranno le prossime iniziative fuori dall'emergenza? Qualcuno ci starà pensando?