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Ortofrutta, la protesta sui trattori

Vittorio Spinelli sabato 26 maggio 2007
Oltre mille trattori a bloccare il porto di Catania. Proprio così, gli agricoltori sono arrivati a questo, ieri, pur di far sentire la loro voce in tema di protezione - a detta loro - delle buone produzioni nostrane dall'invasione di alimenti di dubbia provenienza oltre che, in molti casi, spacciati come italiani. Il copione è di quelli già noti: da un lato ci sono le prelibatezze del Made in Italy agroalimentare, dall'altro i "pirati" dei mercati che farebbero di tutto per accaparrarsi almeno una parte del giro d'affari generato dal comparto. Vediamo la cronaca. Ieri, appunto, più di mille mezzi agricoli hanno presidiato fin dall'alba lo scalo portuale catanese dal quale passano milioni di tonnellate di prodotti agricoli provenienti da tutto il mondo. Successivamente, i trattori si sono spinti a bloccare alcune delle vie di comunicazione principali dell'Isola. Un vero e proprio blitz - organizzato dalla Coldiretti - che altro non è che una tappa, come è stato spiegato dalla stessa organizzazione agricola, «della mobilitazione a difesa del Made in Italy verificando che sui prodotti scaricati nelle banchine vengano effettuati tutti i controlli previsti per quanto riguarda soprattutto il rispetto dell'obbligo di indicare l'origine, la varietà e la qualità della frutta e verdura importata, nonché l'eventuale presenza di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati». Già, perché pare che gli agricoltori abbiano davvero ragioni da vendere a scendere in strada: troppe volte partite di merci alimentari sono state colte in condizioni assolutamente fuori dalla legge italiana. Tutto senza contare che la mancanza di un provvedimento che renda obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine per tutti i prodotti, rende ancora più difficile la vita agli agricoltori. Da qui l'idea: oltre a raccogliere firme e a bussare alle porte delle istituzioni, scendere anche in strada come si faceva una volta. Ci troviamo di fronte ad un'altra guerra agricola come quella di qualche anno fa per l'olio? Difficile dirlo. Certo che le condizioni di mercato di molte produzioni non sono delle più rosee. E pensare che l'agroalimentare dello Stivale continua da un lato a macinare successi. Per quanto riguarda l'ortofrutta, per esempio, il raccolto è di quasi 30 miliardi di chili (il 25% del totale comunitario) e alimenta un importante flusso di esportazioni. Mentre, come è stato fatto notare sempre in questi giorni, il successo dei nostri prodotti Dop e Igp è tale da aver raggiunto nel 2006 la bella cifra di 9,3 miliardi di euro a cui vanno aggiunto altri 2,2 miliardi di esportazioni. Eppure, tutto questo non basta. L'agricoltura continua a dibattersi nella morsa della concorrenza e del mercato, senza nemmeno (ed è ovvio visto che l'attività è in gran parte a cielo aperto) poter contare su un controllo totale della produzione. Ma il ruolo del comparto è troppo importante per essere lasciato a se stesso. Anche per questo, chi è sceso in strada con i trattori deve essere in qualche modo ascoltato.