Rubriche

Non desiderare il dovuto

Giovanni Lindo Ferretti martedì 10 marzo 2015
Ho comprato una macchinetta, dicesi tablet; me la sono fatta comprare con cieca fiducia nell'intermediario, ringraziando. Nessuna intenzione di informarmi, scegliere, rapportarmi ad un venditore che con genuino fervore si muove in adeguato spazio con acconci modi usando un linguaggio da adepto ad una setta di grande successo: offre un bene di consumo, di identità, di relazione, indispensabile alla vita nell'oggi.Troppo recente la mutazione individuale e sociale; è bastata una leggera sconnessione nei tempi ed il mio gap è risultato abnorme. Eppure, nella mia vita, tutto sembrava predisposto al grande balzo nel regno della comunicazione; cosa si è inceppato? Senz'altro il desiderio. Ho smesso di desiderare ciò che si deve, e lo decide il tempo in cui si vive; lo decide nei fatti producendo una sorta di coscienza, etica estetica sociale, assoggettata a dinamiche esterne ed agente in proprio.Fermarmi, volgermi indietro, tornare a casa ha fatto riemergere un orizzonte altro; altri desideri, altre necessità.C'era una canzone agli esordi dei CCCP Fedeli alla Linea, la suonavamo sempre ma non ha mai trovato la sua forma definitiva e non è mai stata registrata: siamo arrivati tardi o forse troppo presto comunque il nostro tempo non assomiglia al vostro. Pura e semplice constatazione.