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Non ci resta che il Diego lievitato

Italo Cucci venerdì 15 maggio 2009
Bamboli, non c'è una lira: adatto uno slogan televisivo di trent'anni fa per registrare il momento calcistico com'è visto e proposto dai media agli appassionati. Con la crisi finanziaria in corso pochi sono gli euromilioni disponibili, pena l'accusa di scandalosi spendaccioni che da Moratti in giù toccherebbe agli sciagurati presidenti; tant'è vero che il leader Massimo dell'Inter invita i tifosi alla calma e a godersi lo scudetto mentre lo stesso Berlusconi, appena un anno fa in caccia di un Ronaldinho "costiquelchecosti", non s'è lasciato scappare nemmeno un nome di calciatore da portare a Milanello, luogo ormai noto come Villa Arzilla. In viaggio alle Piramidi, la sua ispirazione faraonica s'è fermata a una estemporanea citazione di Ancelotti, l'odiamato difensivista. Il sor Carlo - splendido erede di Nereo Rocco, il paron che sapeva costruire un Milan intelligentemente difensivo schierando anche quattro punte - è, insieme a Claudio Ranieri, pencolante mister(o) juventino, il titolare del maggior numero di pagine e servizi tivù degli ultimi sei mesi, quasi tutti dedicati non alle sue gesta calcistiche più o meno felici ma al trasferimento dalla panchina del Milan a quella del Chelsea. Vistose e inesauribili - poi - le ipotesi di lavoro di Spalletti, Allegri, Gasperini, Giampaolo, Conte e Mazzarri: una noia mortale, insomma, che giustificherebbe le insistenti voci su un drammatico calo dell'odiens televisiva e delle letture sportive in tempi lontani incrementate dal calciomercato, veridico e non virtuale, di pedatori e non di panchinari. Mourinho a parte. Di un solo calciatore "nuovo" si parla, Diego Ribas da Cunha, che la Signora di Torino ha già acquistato dal Werder Brema consentendosi una sortita dispendiosa, forse giustificata dai successi finanziari della Fiat di Marchionne piuttosto che dalle imprese della Juve di Marchionni. Diego, di origini campano/ferraresi, è costato 25 milioni di euro e la sua valutazione è cresciuta spasmodicamente negli ultimi anni. Quando ne scrissi la prima volta, nel 2001, Diego (classe 1985) militava nelle giovanili del Santos e costava quattro soldi. Nel 2004, 19enne, fu portato dal papa'/procuratore a Sant'Angelo Lodigiano dove gli fu riconosciuta la cittadinanza italiana e assegnata la residenza. Motivo della scelta: Sant'Angelo è il paese di Santa Francesca Cabrini, patrona degli emigranti. Di cui Diego è devoto. Nessuno lo volle in Italia, passò prima al Porto per quattro soldi e infine al Werder Brema per due milioni. Sette anni dopo, per lui arrivano la Juventus e la ricchezza: Madre Cabrini ha fatto la grazia.