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Noi e gli altri. Consapevoli del positivo dell'Italia, ma capaci di apprendere

Renato Balduzzi giovedì 9 novembre 2017
Questa settimana la rubrica si sposta nel cuore dell'Africa occidentale, e precisamente a Dakar, capitale di quel Sénégal che conserva nella sua organizzazione e nello stile di vita le tracce lasciate da Léopold Sédar Senghor, uno dei più grandi intellettuali cattolici del Novecento, tra i primi a indicare con lucidità i percorsi di una rinascita africana. Lì si è svolto il terzo Incontro internazionale della Rete francofona dei Consigli superiori della magistratura, cui il Csm italiano è stato invitato come osservatore, a motivo dell'interesse che il nostro modello costituzionale e legislativo di governo autonomo dei magistrati ordinari suscita anche in ordinamenti, come quelli francese e assimilabili, che pure si considerano o sono considerati punto di riferimento nelle democrazie mature.
Da qui una prima considerazione, circa l'importanza, per il dibattito pubblico italiano, di un'esatta e migliore consapevolezza della realtà e delle potenzialità del nostro sistema giustizia come delineato dai padri costituenti: non è pensabile che all'estero si sbaglino clamorosamente nel valutare positivamente taluni aspetti del nostro sistema istituzionale, né che le nostre buone performance fuori Italia vadano attribuite soltanto alla capacità dei singoli di interpretare bene uno spartito e un contesto non all'altezza. Vi è poi una seconda considerazione, che muove dall'oggetto dell'Incontro di Dakar: su tutti i profili oggetto del confronto l'Italia è in grado di introdurre nella discussione un apporto di esperienza significativo e consolidato, come anche recenti deliberazioni e azioni del Csm hanno comprovato.
Una terza considerazione attiene al ruolo delle lingue e della loro capacità, come dimostra la Rete francofona, di aiutare a porre i termini di una questione e di creare solidarietà operative. Per noi, cui difettano le condizioni storiche per costruire autonome reti basate sull'identità linguistica, diviene ancora più indispensabile investire nella formazione linguistica dei magistrati e, più in generale, in ogni settore, affinché sia rafforzato il numero di operatori capaci di comprendere i legami tra espressione linguistica e istituti giuridici e giudiziari. Infine, una considerazione che non sembri banale. L'incontro di Dakar conferma che dalle esperienze altrui, anche le più lontane e apparentemente meno rilevanti, è sempre possibile trarre spunti utili. In materia di deontologia dei magistrati di recente il Csm senegalese ha pubblicato non un "codice", bensì un "manuale", cioè qualcosa di maneggevole è capace di promuovere nei destinatari processi virtuosi di autocorrezione. Andrà letto, perché, se è neessaria una maggiore consapevolezza del positivo del nostro sistema e delle nostre soluzioni, c'è sempre da apprendere.