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Nell'«Estro poetico-armonico» i Salmi secondo Benedetto Marcello

Andrea Milanesi domenica 16 gennaio 2011
Accostarsi all'Estro poetico-armonico di Benedetto Marcello (1686-1739) significa confrontarsi con una delle più imponenti e ambiziose imprese mai realizzate nella storia della musica sacra; con un'opera di alto ingegno, nobili sentimenti religiosi e raffinata concezione artistica, in cui sono state affidate al pentagramma le intonazioni in lingua italiana dei primi cinquanta Salmi dell'Antico Testamento (dati alle stampe in otto diversi tomi tra il 1724 e il 1726) e che si è guadagnata nel tempo la stima di personaggi del calibro di Goethe, Rossini e Verdi.
Appartenente a una famiglia aristocratica della Serenissima, Marcello fu compositore, poeta, scrittore, magistrato e didatta; fratello del musicista Alessandro, la sua notorietà è principalmente derivata dal libello satirico Teatro alla moda (peraltro pubblicato anonimamente), all'interno del quale ha passato in rassegna con pungente ironia il malcostume che caratterizzava la ribalta del melodramma settecentesco, ma è proprio nella monumentale summa di ispirazione biblica che ha lasciato l'impronta indelebile della sua magistrale vena creativa.
Nel progetto discografico inciso dall'ensemble Gli Erranti " diretto all'organo da Alessandro Casari e affiancato da un eccellente quartetto di cantanti composto dal soprano Elisa Franzetti, dal contraltista Alessandro Carmignani, dal tenore Gianluca Ferrarini e dal basso Marco Scavazza " se ne può ascoltare solo una minima selezione (comprendente i Salmi X, XIV, XXXI e XXXV), in grado comunque di offrire un'idea significativa dell'eleganza stilistica e dell'abilità con cui il maestro veneziano ha saputo padroneggiare un materiale così complesso ed elaborato (cd pubblicato da Stradivarius e distribuito da Milano Dischi).
La continua alternanza nell'utilizzo delle voci soliste (impiegate tra assoli, duetti, terzetti o quartetti), la ricchezza di passaggi contrastanti, il discreto ma sempre ricercato accompagnamento strumentale, l'alta fattura degli episodi fugati e la proverbiale fantasia delle soluzioni armoniche (che si impone già peraltro nel titolo della raccolta) concorrono a delineare le coordinate di una sintesi poetico-melodica che rappresenta uno dei massimi vertici dell'intera letteratura musicale barocca.