Rubriche

Nel mondo nuovo visto da lontano

Mauro Armanino martedì 7 marzo 2023
I migranti e rifugiati morti abbandonati e annegati sulle coste italiche non sono una semplice fatalità del destino. Non sono un’appendice da post-scriptum del libro che, appena stampato, è già parte del ritorno al futuro. Il mondo nuovo è il titolo di un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley, scrittore inglese. Visto dal lontano Sahel, quanto accaduto sulla riva del mare Mediterraneo, rivela l’orrore del “mondo nuovo” abbozzato da Huxley nelle sue famose pagine. Quale Paese, quale contrada, quale politica, quale tradimento sono stati resi possibili mentre, appena qualche mese fa la Presidente del Consiglio, invitava i cittadini di questo Paese a fare il presepe in occasione della festa di Natale. Com’è stato possibile, nel cuore della civilizzazione occidentale, ampiamente marcata da duemila anni di antropologia umanistica, condannare a morte persone innocenti come bambini? Le bare allineate e, ironia dell’ipocrisia, arredate da una corona di fiori, segnano la messa nel feretro della nostra politica. In una non casuale quasi contemporanea vicenda, il presidente della vicina Tunisia, Kais Saied, è insorto contro le “orde” di migranti dell’Africa sub-sahariana presenti nel Paese, accusandoli di essere strumenti nelle mani di chi vuole trasformare l’identità arabo-musulmana del Paese. Certo trovare un capro espiatorio per la crisi economica e politica della Tunisia non è qualcosa di inedito. Il nemico sarà sempre l’anello più debole della società, in questo caso i migranti “informali” di origine sub sahariana. Come non saranno casuali le pressioni dell’Italia per un maggiore “controllo” dei movimenti migratori verso il Bel Paese. Tutto vero eppure, nelle parole del Presidente tunisino c’è lo stesso principio che vige e opera nell’altra sponda del Mediterraneo. Il “mondo nuovo” che il Presidente auspica, somiglia a quello che la politica italiana, a suo modo, applica con determinata e purtroppo mortale coerenza. La dittatura del capitalismo finanziario e del mercato globale è l’apartheid. Esattamente come in Africa del Sud a suo tempo, e in Israele ancora oggi, autentico laboratorio a cui sogliono ispirarsi i fautori del “mondo nuovo”, sono tre le strategie applicate per mettere in opera l’apartheid. La prima è quella di isolare, selezionare, catalogare… mettere da parte. La seconda è quella di ridurre, limitare, controllare la mobilità delle persone (denaro e mercanzie viaggiano invece liberamente). E, infine, la terza opzione, applicata quotidianamente sui migranti e le categorie poveri in generale, è la repressione militare che tortura, picchia e uccide. Sono questi gli elementi del mondo nuovo che permettono all’apartheid globale di funzionare. Walter Benjamin, ricorda in un recente articolo l’amico Turi Palidda, riconosceva l’unica redenzione dei contemporanei nei disperati: «È solo in nome dei disperati che ci è data ancora una speranza». Niamey, 5 marzo 2023 © riproduzione riservata