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Nel 2018 riforma e speranza di vita travolgono l'assegno sociale

Vittorio Spinelli giovedì 3 agosto 2017
Il monitoraggio sul flusso dei pensionamenti, che l'Inps pubblica periodicamente per un'ampia conoscenza dei fenomeni previdenziali, si concentra sull'andamento delle nuove pensioni di vecchiaia e dei trattamenti anticipati. Tuttavia, benché non si tratti di vere pensioni, l'istituto inserisce nel complesso dei suoi dati anche una rilevazione statistica sugli assegni sociali, una insostituibile misura assistenziale per gli anziani che hanno redditi modesti e un'età di almeno 65 anni, uomini e donne. A questa età va aggiunta poi la speranza di vita. L'assegno è concesso a domanda, ma è liquidato d'ufficio a tutte le categorie di invalidi civili, al compimento dei 65 anni, in sostituzione dei relativi assegni e pensioni in corso.
Nella rilevazione dell'istituto gli assegni sociali liquidati nel 2016 sono stati 36.374, distinti in 19.934 maschi e 16.440 femmine, con un importo medio di 398 euro. La situazione del 2017 registra, per i primi sei mesi dell'anno, 21.276 nuovi assegni (11.898 maschi e 9.378 femmine) con un importo medio di 404 euro. L'intero 2017 dovrebbe quindi assestarsi complessivamente su circa 44 mila assegni (8.000 in più sul 2016), tenendo conto che nel secondo semestre si registra sempre un maggior afflusso di domande. L'importo medio sarà poco più basso degli attuali 404 euro, poiché la spesa sarà spalmata su una base più ampia.
Al monitoraggio dei dati l'istituto aggiunge un'appendice normativa con le varie disposizioni in vigore relative alle prestazioni liquidate. Riguardo agli assegni sociali, si precisa che «per questo tipo di trattamento per l'anno 2017 non è previsto alcun innalzamento del requisito di età, che rimane pari a 65 anni e 7 mesi».
Pudicamente non viene indicato che dal 2018 l'età salirà a 66 anni e 7 mesi. L'aumento di un anno è stato previsto dalla riforma sin dal 2011 ed è indicato, nero su bianco, già nella circolare dell'Inps n. 35/2012.
L'aumento dell'età a 66 anni e 7 mesi richiesta nel 2018, e quindi il rinvio di un anno per chi compirà i 65, induce a non poche riflessioni sui suoi effetti in diversi ambiti sociali, inclusi alcuni settori ecclesiali. In particolare, dove la vecchiaia, la povertà e il disagio sociale trovano unico sostegno economico nell'assegno dell'Inps.
E che questo aumento sia stato previsto a sei anni di distanza dall'avvio della riforma, fa intuire le remore già all'epoca per trascinare anche l'assegno sociale, a persone anziane e invalide, nel vortice inarrestabile degli aumenti dei requisiti pensionistici. Oggi, un ripensamento del legislatore, almeno per un congelamento degli attuali 65 anni, troverebbe adesioni e consensi bipartisan.