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Nei campi la prima ricchezza del Paese

Andrea Zaghi domenica 6 settembre 2020
Un tesoro. Una ricchezza che tutto il mondo ci invidia. Un insieme inimitabile creato da sapienza del produrre, tradizione condita di modernità, attenzione all'ambiente, accortezze per vegetali e animali, cura del benessere degli essere umani e della salubrità e della sanità degli alimenti. L'agroalimentare nazionale è tutto questo e altro ancora. Ma rischia grosso. E non è certo solo colpa della pandemia: i problemi c'erano già da prima, anche se il virus li ha accentuati. In gioco c'è il destino di migliaia di imprese e di posti di lavoro (senza dire dell'equilibrio ambientale di cui gli agricoltori sono tra i massimi custodi). Guardando alle cronache agroalimentari recenti, è possibile cogliere tutte le contraddizioni del settore. I coltivatori diretti sottolineano: «L'agroalimentare è l'unico settore che resiste all'emergenza che ha fatto crollare i fatturati di tutti gli altri comparti, dalla moda alle automobili fino all'arredamento». Vero. Sempre Coldiretti, in occasione di Cibus Forum, precisa tutto in un numero: con un valore di 538 miliardi la filiera agroalimentare è la prima ricchezza del Paese. Un valore che si declina in 3,8 milioni di posti di lavoro, il 25% del Pil, 740mila aziende, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Ha ragione poi Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole, che sempre a Cibus sintetizza: «L'agroalimentare è filiera della vita». Che, però, perde colpi. Ancora i coldiretti precisano che l'emergenza Covid ha tagliato 24 miliardi di consumi alimentari degli italiani nel 2020. Sulla stessa linea, di fatto, anche gli industriali. «L'industria alimentare, dopo essersi rivelata fondamentale nel periodo strettamente legato all'emergenza, può ancora fare da traino economico e tornare ai livelli pre-crisi velocemente», dice sempre a Cibus Forum Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, che aggiunge: «Questa sua forza, però, non deve essere scambiata per uno stato di benessere. Il 2020 è l'anno nero anche per il food&beverage». Quindi che fare? Il messaggio è una chiamata generale all'unità d'intenti. L'Italia, dice Coldiretti, deve «investire per superare le fragilità presenti». Mentre Confagricoltura dice: «Produrre di più in modo più competitivo deve essere il nostro obiettivo». Con, aggiunge Cia-Agricoltori italiani, «al centro la qualità dei prodotti e di tutta la filiera agroalimentare». E Bellanova indica il traguardo in un «futuro di maggiore qualità e sostenibilità, economica, sociale e ambientale». Tutti insieme appassionatamente, dunque.