Rubriche

Nati ieri

Andrea Pedrinelli mercoledì 21 agosto 2019
Può il rap uscire dalle trappole delle volgarità e dei rimari ovvi, per cantare magari il mondo d'oggi come lo vedrebbero occhi puri, occhi di bambino? Ascoltando la radio non parrebbe. Ma provate a leggere qui, facendo magari la tara di verbosità e rime baciate... «Nati ieri è sinonimo d'ingenuità: ma noi venuti al mondo ventiquattro ore fa sembriamo già conoscere d'istinto la ragione per cui siamo qua... I volontari fanno cose grandi e ai grandi della terra manca volontà, per aiutare l'altra faccia dell'umanità: là dove la natura è meno generosa e noi, armati solo di rosa senza spine, leggeri come Mariposa, sapremo migliorare questa eredità? Bisognerebbe avere ognuno il suo obiettivo da portare avanti non per sé stessi, ma per tutti quanti: che il ricco sia esempio d'altruismo e nobiltà, che il povero possa vivere con dignità... Per comodità tu pensi che sono inutili banalità? Prova a essere discepolo di noi bambini, maestri di semplicità: nati ieri siamo noi, siamo il futuro; siamo preparati a un mondo duro... Figli di questa realtà noi crediamo fino in fondo, che domani sia migliore nonostante tutto...» Già esistono rap che sfiorano la canzone d'autore: ma attenzione, questo chi l'ha firmato? Raf, ovvero un cantautore. Anche il rap, bisogna saperlo pensare e scrivere.