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Mosca e piogge fanno soffrire l'olio di oliva italiano

Andrea Zaghi domenica 9 novembre 2014
Quest'anno in Italia la produzione di olio di oliva subirà un forte e importante taglio. Quello che non ci voleva, per un comparto che è già alle prese con una situazione alquanto delicata. A mettere in fila diversi numeri preoccupanti, ci si sono messi l'Unaprol (il più importante consorzio di produttori a livello nazionale), l'Ismea (che segue i mercati agricoli) e la Coldiretti. Il 2014 dovrebbe vedere un crollo della produzione pari al 35%. Colpa di un insetto – la mosca olearia –, e del maltempo. Una situazione che fa il pari con l'andamento del mercato complesso e da governare con attenzione. Tutto – spiega una nota di Unaprol e Ismea –, avviene in uno scenario che vede altri marchi storici dell'italianità agroalimentare volare all'estero, i prezzi della materia prima aumentare (+40% su base annua), le esportazioni di olio made in Italy pure (+ 13% di cui + 18% gli oli extra vergine), come anche le importazioni (+43% in volume e +12% in valore). Aumentano (+3%), inoltre, le vendite del prodotto nei primi otto mesi del 2014. L'unico segmento che non riesce a beneficiare dei valori della crescita è quello della produzione, nonostante il differenziale di prezzo che, in questo momento tra gli oli italiani e quelli spagnoli, è di 1,47€ kg., rispetto a 0,43€ in media del 2013. È sulla base di questi numeri che i produttori puntano il dito sulle cose che non vanno. «Quello che colpisce – viene spiegato – è l'assenza di una visione strategica del sistema Paese sul futuro di questo settore». Eppure, anche se i consumi mondiali sono sostanzialmente stabili, gli spazi per migliorare ci sono. Il differenziale di prezzo fra Italia e Spagna è il segnale che il mercato chiede più qualità ed è disposto a pagare per ottenerla. Ma Coldiretti insiste sui rischi che si corrono: «Sul mercato – spiegano i coltivatori diretti –, è praticamente impossibile riconoscere il prodotto straniero per la mancanza di trasparenza in etichetta». Coldiretti – con ragione – lancia quindi l'allarme «sull'invasione di olio di oliva dall'estero» tanto che nel 2014 potrebbe essere raggiunto il massimo storico in quanto a importazioni di olio di oliva che potrebbero raggiungere un valore pari al doppio di quello nazionale che registra un produzione attorno alle 300mila tonnellate.È quindi l'ora, per questo comparto, delle strategie ad alto livello. Un'operazione che occorre fare perché tocca un settore prezioso per il Paese, che vale 2miliardi di euro, si estende su una superficie di oltre un milione di ettari, coinvolge 900mila aziende che originano 50 milioni di giornate di lavoro.