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MORTO STALIN SE NE FA UN ALTROLa tragicomica successione a “Baffone” è un regolamento di conti fra intrighi e menzogne

Autori Vari venerdì 5 gennaio 2018
Quando Joseph Stalin ebbe un ictus nel marzo del 1953, cominciò una spietata lotta per la successione tra i suoi più fidati collaboratori – Malenkov, Kruscev, Molotov, Berija – ognuno dei quali cercò con ogni mezzo di scavalcare i rivali e di eliminarli prima della morte del dittatore e la nomina del suo successore. Armando Iannucci, scozzese a dispetto del nome, parte dalla graphic novel dei francesi Fabien Nury e Thierry Robin per rivisitare una pagina di Storia in chiave farsesca (di Stalin si era già presa gioco la commedia fantapolitica Hotel Lux di Leander Haussmann), realizzando una
divertente black comedy su un tragico regolamento di conti scandito da intrighi, menzogne, sgambetti e vendette che caratterizzano feroci giochi di potere universali, plausibili in ogni epoca e paese. I valori in nome dei quali furono uccise, imprigionate e perseguitate milioni di persone sono usati dai protagonisti per ottenere consenso o battere i propri avversari. (A. De Lu.)