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Pedopornografia online, la lotta a metà dell'Europa

Gigio Rancilio venerdì 9 luglio 2021

Durante l'anno e mezzo di pandemia i reati online a danno di minori sono aumentati del 77%. La conferma di questo trend dell'orrore arriva anche dall'ultimo rapporto dell'Internet Watch Foundation che parla di 132.730 siti scovati «contenenti immagini di abusi sessuali su minori». Il 25% in più dell'anno precedente.
Insomma, la situazione è grave. Gravissima. In queste ore se n'è occupato anche il Parlamento europeo approvando, martedì sera, con 537 voti a favore, 133 contrari e 24 astenuti, «una nuova legislazione per tutelare meglio i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali, quando utilizzano servizi di webmail, chat e messaggistica».
Quella che a prima vista sembra un'ottima notizia purtroppo lo è solo in piccola, piccolissima parte. Di fatto si tratta di norme temporanee «che permettono ai fornitori di servizi web di contrastare, su base volontaria, la presenza di materiale pedopornografico online».
Secondo le nuove norme, infatti, «i fornitori di servizi di webmail, chat e messaggistica possono decidere di continuare a individuare, rimuovere e denunciare abusi sessuali sui minori online. Potranno anche adottare misure per contrastare il cyber grooming (cioè l'azione di un adulto che si mette in contatto online con un bambino allo scopo di perpetrare abusi sessuali – ndr) e segnalare i presunti abusi alle autorità di contrasto e giudiziarie. Dovranno però utilizzare tecnologie il più possibile rispettose della privacy».
Quindi, il Parlamento Europeo non obbliga i fornitori di servizi digitali a contrastare la pedopornografia, ma dice loro che «possono continuare a farlo su base volontaria». Senza dare ai fornitori di servizi digitali incentivi o aiuti e senza vantaggi che possano spingerli a impegnarsi con più vigore.
Non è la prima volta purtroppo che il Parlamento europeo su temi simili sceglie una sorta di compromesso. E ogni volta il motivo principale riguarda la privacy. L'Europa infatti da tempo ha scelto di tutelare al massimo i suoi cittadini su questo versante, dando vita a una serie norme che in molti casi ci proteggono (per fare un esempio) meglio dei cittadini americani. Ma così facendo ha scelto anche di rendere più difficile la lotta alla pedopornografia online. Perché per difendere la privacy degli utenti si finisce anche per bloccare una parte importante delle indagini e delle azioni di contrasto su coloro che commettono crimini online.
Lo sa bene don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, da 30 anni in prima linea contro la pedofilia e pedopornografia. Parlando all'agenzia Sir, il sacerdote ha così commentato la votazione del Parlamento europeo: «È un compromesso inaccettabile, che non rispetta la tutela dei minori». Per il sacerdote «bisogna inserire l'obbligatorietà della rimozione del materiale pedopornografico» che non deve essere solo «su base volontaria per i fornitori di servizi digitali», oltre alla «totale e assoluta collaborazione per fornire tutti gli elementi di individuazione dei soggetti che trafficano, adescano e promuovono la pedofilia». Così, invece, il testo approvato è solo «un compromesso che non tiene conto della gravità della piaga della pedofilia».
Il problema è enorme. E di fatto ruota attorno a una domanda: quanto siamo disposti come singoli a cedere della nostra privacy individuale online per proteggere i nostri figli e i nostri nipoti?