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Milano fa la cannibale Ma la qualità è nei borghi

Paolo Massobrio mercoledì 13 febbraio 2019
Si è conclusa a Milano la Borsa internazionale del Turismo e si scopre che gli italiani, lo scorso anno, hanno compiuto un numero consistente di viaggi all'estero più del passato: 10 milioni. Dunque la crisi dov'è? È la prima domanda che ci si pone davanti a un dato contraddittorio che non è nuovo nel nostro Paese. Ma, sempre nei giorni in cui apriva la Bit, un quotidiano usciva con questi due titoli: «Ogni giorno in Italia chiudono 34 ristoranti» e poche pagine più in là, nelle cronache locali: «Turismo a Milano, raddoppiato in dieci anni il numero di alberghi e ristoranti»... Fenomeni contraddittori (ci si chiede in realtà dove chiudano e dove aprano questi ristoranti...), ma che ci sia un proliferare di locali a Milano è sotto gli occhi di tutti; la vivacità che offre la città, a quanto pare, sta convincendo i giovani che magari abitano a Roma a farsi un week end a Milano. Una volta era il contrario: contraddizioni anche queste? Per fare un po' d'ordine fra questo bailamme di dati bisogna riconoscere che lo stile italiano del mangiare e bere sta conquistando i millennials e non solo; però a lasciarci le penne sono le cento, mille città e borghi d'arte del nostro Paese, che invece soffrono. Si trova infatti in periferia il maggior numero di locali che chiudono senza riaprire, mentre nelle grandi città (Milano in testa) i locali del food & beverage cambiano magari gestione ma non chiudono, almeno per ora. Però anche questo non è del tutto vero, perché può capitare che qualcuno interpreti bene il proprio ruolo e il successo arriva a sorridere anche in una piccola città. Pochi giorni fa sono stato a Prato: città raccolta, bella, ma evidentemente cannibalizzata dalla ricchezza diffusa di Firenze; ebbene un giovane ci ha aperto il suo Dek Italian Bistrot, accanto a quella che lui chiama "salumeria di pesce". Un doppio locale, con dehors sulla piazza del Duomo cittadino, dove chiunque si può accomodare: giovane o meno, famiglia o gruppo di amici. E ci sono anche stranieri, perché è girata voce che a Prato si può incontrare in un sol colpo la cifra della qualità italiana: che sia un salume, un formaggio, una pizza o un piatto della nostra tradizione. Questo indirizzo è l'ennesimo di due mesi di viaggi e racconta quanto la scommessa sulla qualità, legata al racconto del cibo e del vino, sia vincente, ancor più quando fa luccicare il genius loci di un posto. Forse è proprio questa – la qualità – il fattore che sopravvivrà a crisi, flussi dei viaggi e chiusure perenni... A questo punto vien da chiedersi: ma come viene premiata questa scelta di qualità, che è un contributo reale al turismo e al viaggio? Chi la riconosce insomma? Per ora nessuno, a parte chi ne scrive. Un po' poco per un Paese che ha bisogno di strategie.