Rubriche

Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore e compagni. Soldati, ma anche servi di Dio Per questo pagarono con la vita

Matteo Liut giovedì 22 settembre 2022
«Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l'integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita»: nella parole del “primicerius” all'imperatore Massimiano c'è tutto il senso dell'identità cristiana nel mondo. I fedeli di Cristo prendono sul serio i loro compiti ma sanno che tutto ha un senso solo in Dio, il principio e il fine di tutto. La vicenda dei santi Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore e dei loro compagni soldati racconta una fede coraggiosa, sostenuta da una comunità capace di andare controcorrente. Erano membri della legione tebea, che secondo la tradizione era composta tutta da cristiani egiziani in servizio ai confini orientali dell'impero romano. Alla fine del III secolo furono inviati da Massimiano nell'Europa centrale per contenere le rivolte dei Bagaudi e gli assalti di altri gruppi come i Quadi e i Marcomanni. Quando però venne loro richiesto di uccidere le popolazioni cristiane nel Vallese essi si rifiutarono, non accettando neppure di sacrificare agli dei. Per questo andarono incontro a una punizione terribile: la decimazione, l'uccisione di un soldato ogni dieci. Maurizio, che comandava la legione, e i suoi compagni Candido ed Essuperio, da Agaunum, nel Vallese appunto, riuscirono a fuggire, ma furono raggiunti dai commilitoni e vennero uccisi. Il Martirologio ricorda assieme a loro anche il «veterano Vittore».
Altri santi. San Silvano di Levroux, eremita (I sec.); sant'Ignazio da Santhià, religioso (1686-1770).
Letture. Romano. Qo 1,2-11; Sal 89; Lc 9,7-9.
Ambrosiano. Gc 1,19-27; Sal 36 (37); Lc 18,18-23.
Bizantino. Ef 1,1-9; Mc 7,24-30.