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Massimo di Torino. Per Torino fu pastore e guida nelle difficoltà

Matteo Liut venerdì 25 giugno 2021
È nel momento della crisi e della sofferenza che un pastore è chiamato a vivere fino in fondo il proprio ministero, sostenendo chi è in difficoltà, indicando la strada della verità, testimoniando con la propria vita l'amore autentico. Così fece san Massimo di Torino, considerato fondatore della Chiesa locale e primo vescovo della città piemontese. Assieme alla sua gente si trovò ad affrontare il terribile periodo delle invasioni barbariche. Era nato verso la metà del IV secolo e fu discepolo di sant'Ambrogio e di sant'Eusebio di Vercelli, che lo inviò a guidare la comunità torinese. Dalle «Omelie» e dai «Sermoni» appare il suo carattere mite ma fermo e autorevole: "È figlio ingiusto ed empio colui che abbandona la madre in pericolo. Dolce madre è in qualche modo la patria", diceva a coloro che pensavano di fuggire davanti all'arrivo dei barbari. Li esortava anche a mantenersi irreprensibili nei costumi e a non confidare in superstizioni come l'invocazione della luna. La data della sua morte non è certa e si colloca tra il 408 e il 423.
Altri santi. San Prospero d'Aquitania, monaco (IV-V sec.); sant'Adalberto di Egmond, abate (VIII sec.).
Letture. Romano. Gen 17,1.9-10.15-22; Sal 127; Mt 8,1-4.
Ambrosiano. Dt 24,10-22; Sal 18 (19); Lc 7,24b-35.
Bizantino. Rm 16,1-16; Mt 13,3b-9.