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Martiri coreani. Testimoni di una Chiesa «giovane» fiorita grazie all'impegno dei laici

Matteo Liut martedì 20 settembre 2022
Una Chiesa nata da testimoni laici, cresciuta grazie al fascino profondo che il Vangelo aveva suscitato negli incontri culturali con la Cina: quella coreana è una comunità cristiana "giovane", che ci mostra come il messaggio del Risorto agisce nella storia. Qui la fede cristiana arrivò nel 1784 grazie a un laico che partecipava alle delegazioni inviate a Pechino. Ma da subito, in pratica, in Corea la Parola di Dio e chi la testimoniava cominciarono a essere considerati con sospetto, tanto che fino al 1882 il Paese fu segnato da una violenta persecuzione contro i cristiani, portatori, a dire del governo coreano, di una "follia". Per questo la comunità locale perse anche l'unico prete, che era giunto dalla Cina. Solo nel 1837 dei ministri ordinati poterono rimettere piede nel Paese, ma anche questi furono martirizzati. Nel 1984 papa Wojtyla canonizzò 103 martiri coreani che avevano dato la propria vita per far crescere il Vangelo e divenendo radici di speranza per la Corea. E tra queste "radici viventi" vi fu anche il primo sacerdote coreano Andrea Kim Taegon (1821-1846) – nato da una nobile famiglia coreana cristiana, il padre morì martire a 44 anni – e Paolo Chong (1795-1839), apostolo laico, che si adoperò per far arrivare missionari dalla Cina.
Altri santi. Sant'Eustachio Placido, martire (I-II sec.); san Giancarlo Cornay, sacerdote e martire (1809-1837).
Letture. Romano. Pr 21,1-6.10-13; Sal 118; Lc 8,19-21.
Ambrosiano. Gc 1,1-8; Sal 24 (25); Lc 18,1-8.
Bizantino. Gal 5,11-21; Lc 3,23-4,1.