Rubriche

Marrani, dramma in cui non tutto è negatività

Goffredo Fofi venerdì 27 aprile 2018
Che bel libro ha scritto Donatella Di Cesare, filosofa "normalista" già autrice di saggi come Terrore e modernità (Einaudi) e Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (Bollati Boringhieri). Le vanno riconosciuti molti meriti, tra i quali la chiarezza e la capacità di riportare a oggi lontane e lunghe vicende, e quello di interrogarsi su questioni tutt'altro che secondarie. Il suo breve saggio Marrani. L'altro dell'altro (Einaudi, pagine 120 euro 12) getta luce su una storia lunga e complessa e spesso investigata, che permette al lettore di tornare all'oggi del pianeta, alle tante storie che somigliano a quelle dei marrani. Ma, appunto, chi furono i marrani? Quegli ebrei che, di fronte alle persecuzioni spagnole, scelsero al posto dell'esilio o per scampare all'inquisizione di convertirsi al cattolicesimo. Ma molti di loro, in quello e in altri contesti, lo avevano fatto o lo faranno per convinzione e non per costrizione. Diceva Luis Bunuel che nella sua regione, l'Aragona, era ben difficile sapere chi non avesse sangue ebreo, tanta era stata la vicinanza e la mescolanza delle comunità, cristiani, ebrei, musulmani, prima della persecuzione degli ebrei e della cacciata degli arabi. (Nella storia degli ebrei sefarditi in fuga ha un particolare rilievo, ricorda Di Cesare, quella della città di Livorno, di cui so qualcosa perché due grandi amici e maestri, Lamberto Borghi e Cesare Cases, venivano da lì. D'altronde, un intero popolo come quello italiano ha avuto origini molto intricate, tra invasioni e migrazioni, e all'origine della storia d'Italia c'è addirittura un esule troiano). Marrani ricostruisce in modo piano e avvincente una lunga storia e la colloca dentro un'attualissima problematica. Perché: quanti sono coloro, nel mondo d'oggi, costretti a nascondere le loro origini e le loro fedi per non venire perseguitati e massacrati? Quanti sono coloro che, per convinzione e per scelta, lasciano una religione e una identità storica e culturale per abbracciarne un'altra? Della storia dei marrani si insiste in questo saggio anche sugli aspetti positivi: diventare "l'altro dell'altro" (nel caso dei marrani, non più ebrei ma neanche cristiani, dentro una situazione di obbligata incertezza) vuol dire anche ragionare su chi si è, cercando in se stessi dall'interno di un dilemma fondamentale della modernità, o di tutta la storia. Nel saggio hanno particolare rilievo alcune straordinarie figure di marrani, da Spinoza a santa Teresa d'Avila all'autore della Celestina, e su su fino a Derrida. E quanti sono gli eredi dei marrani che non sanno di esserlo, e quanti sono i marrani d'altri contesti e d'altre fedi?