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Mandragore e messe

Rosanna Virgili domenica 6 giugno 2021
«Al tempo della mietitura del grano Ruben uscì e trovò delle mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: "Dammi un po' delle mandragore di tuo figlio" (…). Dio si ricordò di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda». Un dettaglio narrativo carico di suggestioni. La stagione della mietitura diventa quella della semina; il tempo della raccolta quello del concepimento. La mandragora - chiamata anche autumnalis - che sviluppa una radice nell'ombra della terra, duetta con le spighe dorate che, al contrario, nuotano al sole. Segreto delle notti di giugno, l'odore dei campi gravidi di grano, scoppiettanti di lucciole, dove si perdono i bisbigli degli innamorati, soffocati di baci, soffusi di stelle. Memoria biblica del libro di Rut - meghillà di Shavuot, la Pentecoste ebraica - la spigolatrice straniera, che, spinta dal desiderio che l'estate accende e dal consiglio della suocera Noemi, si profumò i fianchi e scoperse i piedi di Boaz. È vero, la vita germina nel tempo della messe, ma non basta. Occorre pure quella radice che è la sororità. Senza Noemi Rut non avrebbe potuto partorire Obed, così come Rachele ottenne un figlio non solo perché Dio si ricordò di lei, ma anche per le mandragore di Ruben, il primogenito di sua sorella Lia.