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Malachia. L'autentico culto divino è un'attitudine del cuore

Matteo Liut martedì 18 dicembre 2018
Il culto non è mai questione di "rispetto dei gesti corretti" da compiere, non è semplice esteriorità o ripetizione meccanica di una sequenza di parole o azioni; si tratta invece di un'attitudine del cuore, dello sforza di dar voce all'anima. A questa profonda verità richiamava Israele san Malachia, il cui libro nell'Antico Testamento chiude la serie dei profeti minori. La sua opera si colloca alcuni anni dopo la ricostruzione del Tempio dopo il ritorno da Babilionia, nel VI secolo: ora l'edificio c'è, ma il popolo di Dio deve ritrovare la propria anima, il rapporto corretto con il Signore. L'attenzione di questo profeta è duplice: da un lato l'invito a rapporti sociali corretti, con l'attenzione alla cura delle istituzioni fondamentali come il matrimonio, dall'altro l'appello a rendere il culto divino l'espressione di una fede davvero universale.
Altri santi. San Graziano di Tours, vescovo (III sec.); san Wunibald di Heidenheim, abate (701-761).
Letture. Ger 23,5-8; Sal 71; Mt 1,18-24.
Ambrosiano. Rt 1,15-2,3; Sal 51; Est 3,8-13;4,17i-17z; Lc 1,19-25.