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Macchinetta e corpo

Giovanni Lindo Ferretti giovedì 12 marzo 2015
Ciò che sto facendo in questi anni: la volontà di investire esperienza, denaro, capacità, in una progettualità del fare che abbia la propria indiscutibile priorità nel non sradicarsi dalla propria terra, dalla propria storia, può e deve misurarsi con lo spazio della immediatezza e della sua massima espansione che è il regno del web? Se sì, in che modo?Nei pochi viaggi in treno, dal natio borgo all'Urbe, la percentuale dei viaggiatori non connessi è diminuita quasi all'estinzione. Ho già avuto modo di raccontare del mio stupore, non disgiunto da un certo nervosismo, durante una delle poche nevicate d'inverno, nel constatare che il documentare con foto e video e relativo invio ha reso obsoleto il concreto fare, nello specifico: spalare.È pur vero che non ci si può fermare all'apparenza, che il pessimo o futile utilizzo di una tecnologia non pregiudica la stessa. Nel rifiuto, non necessariamente condivisibile, di molte opportunità: una schermata non sostituisce la carta stampata, non solo i libri necessitano di consistenza palpabile ma anche l'approfondimento delle notizie; una macchinetta non aiuta l'affettività, la conoscenza, che possono solo essere corporali, sensibili e sensuali; etc… etc …; sono alla ricerca di una operatività plausibile. Il tablet, sconsolato, attende.