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Ma migrazioni e giornalismo «sono un'altra cosa»

Pier Giorgio Liverani domenica 25 ottobre 2015
Ibrahim Bilal, emigrato clandestino kurdo-iracheno, 49 anni, moglie e due figli (peraltro invisibili) «sfuggito alla guerra, ai crimini dello stato islamico e ai bombardamenti dell'esercito turco». Così Ibrahim si presenta e racconta ai lettori dell'Espresso (il numero in edicola) di avere chiesto ospitalità per un paio di notti a ventidue parroci di mezza Italia, ma di essersi visto «sbattere in faccia» ventuno «porte sante». Sa che gli enti cattolici «accolgono già 22mila rifugiati in 1600 strutture», ma vuole trovare anche lui un tetto. Alle sue insistenze (l'invito del Papa all'ospitalità) i «preti di Francesco» (così è scritto sulla copertina della rivista) rispondono che «la realtà è un'altra cosa». Lo scandalo è ben costruito. Ma, come il diavolo, qualche giornalista fa le pentole ma non i coperchi. Ibrahim Bilal non esiste, può darsi che la moglie e i due figli esistano davvero, ma dormono in una bella casa e in letti morbidi e caldi e il "clandestino" dopo aver ricevuto la «porta in faccia», varcava quella di un bell'albergo e dormiva sotto coperte di lana. Ibrahim si chiama F. G. ed è redattore dell'Espresso. Questa è la seconda volta che ci prova: dieci anni fa aveva fatto un'analoga «inchiesta a Lampedusa» e «preso in prestito quel nome». Oggi è una copertina e otto pagine di bugie. Il "coperchio" mancante è la risposta dei parroci: «La realtà è un'altra cosa». La realtà non sono gli esuli vagabondi, ma il giornalista bugiardo. Può darsi che 22 parroci su 26mila abbiano realmente impossibilità di accoglienza o troppa prudenza o anche poca carità, ma la condizione dei profughi (anche se clandestini) è una cosa seria e non sopporta finzioni furbesche. I parroci hanno fiuto e quella "realtà" era realmente "un'altra cosa". Anche il giornalismo è cosa seria e "altra": non dovrebbe vivere di inganni.MORTE A CALDO«Sul ladro morto troppo pietismo e poco diritto»: così la pensa Piero Ostellino sulla tragedia del pensionato che uccide un ladruncolo sulle scale di casa (Il Giornale, venerdì 23). Per lui la proprietà è molto più sacra di una vita e come negli Usa, dove sembra meritoria l'uccisione di «uno sconosciuto penetrato abusivamente in una casa» o in un pezzo di terra. Questo è frutto di una mentalità formatasi al tempo dei grandi proprietari terrieri bianchi e della schiavitù e poi del separatismo dei neri e che oggi si esprime ancora nel diritto costituzionale di ogni cittadino di possedere e usare un'arma. L'indagine dei p.m. è tutta colpa - al solito - della «cultura cattocomunista che confonde l'aggredito con l'aggressore». Che cosa vuole Ostellino, ripristinare la pena di morte da infliggere a caldo, come fanno certi poliziotti americani nei confronti specialmente dei neri? Purtroppo alcuni politici capipopolo sembrano d'accordo e al pensionato (che nessuno finora ha incriminato) pagheranno l'avvocato.