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Ma il romanzo è davvero finito: dove sono le «Grandi narrazioni»?

Alfonso Berardinelli sabato 11 ottobre 2008
Mi ha sempre colpito l'uso dell'espressione "Grandi Narrazioni" per indicare un'ormai tramontata capacità occidentale di interpretare la storia umana. Le ideologie che dall'illuminismo fino a metà Novecento hanno dato un senso (spesso grandiosamente univoco) alle vicende del genere umano sarebbero state mito e narrazione: il ritorno umanistico all'antichità classica, la lotta fra ragione e tradizione, scienza e fede, conservatori e progressisti. Da quando si è cominciato a parlare di "Grandi Narrazioni" abbiamo anche incominciato ad essere perplessi di fronte a un'ondata di fenomeni nuovi. Il postmoderno si è presentato come pluralità di esperienze non facilmente decifrabili. Ma una nuova grande narrazione è anche quella che oppone moderno e postmoderno, dividendo a metà il Novecento. Eppure continuiamo a riportare quello che succede ora a quello che è successo in passato. Gli attuali episodi di razzismo non hanno niente a che fare con le leggi razziali naziste e fasciste degli anni trenta. Si tratta semmai di capire perché il razzismo esiste anche in regimi democratici.
Abbiamo bisogno di potenti ideologie-narrazioni per connettere la varietà dei fenomeni. Secondo Edward M. Forster, l'autore di Casa Howard, il motto del romanziere era «only connect», scoprire nessi fra cose e idee disparate. Oggi non ci riusciamo. E questo nonostante l'impressionante quantità di romanzi con cui l'editoria ci sommerge. Tanti romanzi eppure così poche narrazioni che ci aiutino a connettere? A cosa ci serve tanta narrativa? Mancano i libri che riassumano un mondo, che rappresentino il mondo come totalità di esperienze eterogenee. Forse il Romanzo è esploso, è andato in frantumi in quanto filosofia della vita e immagine di un'intera società. Ma la società stessa sta esplodendo, non è più un intero. I troppi romanzieri non sono più sufficientemente filosofi. Se tutti vogliono scrivere il proprio romanzo, vuol dire che un romanzo che parli di tutti non c'è.