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Ma il Natale non è né può essere un inno di guerra

Pier Giorgio Liverani domenica 20 dicembre 2015
Ha lasciato la felpa e la t-shirt per una palandrana nera e oro lunga fino ai piedi e con fascia arancione per figurare come uno dei Re Magi non meglio identificato, ma senza accorgersi che indossava l'abito di Baldassarre. È molto probabile che Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, non sapesse (sabato 12) di aver assunto, fra i tre nel presepio vivente della scuola di Mirta, la sua figliola, proprio la figura del Mago africano, quello nero come quasi tutti gli immigrati clandestini. Oppure, se lo sapeva... beh, quanti sacrifici comporta la politica! Anche come quello, per esempio, di qualche giorno prima e all'indomani delle polemiche sul Bambinello nelle scuole, di presentarsi in pubblico con in braccio uno di quei presepi commerciali prefabbricati e tutti d'un pezzo. Forse era la prima volta che gli capitava di scrivere su Twitter: «Evviva i Re Magi, evviva il Presepe», ma – si sa – la difesa della tradizione religiosa può portare qualche frutto anche per un politico notoriamente non molto devoto e leader di un partito paganeggiante. La foto del Mago-Salvini stava proprio sotto un grosso titolo di Libero (domenica 13) che parlava di «strategie elettorali» (altrui). Purtroppo - questa rubrica se n'è già occupata - il Natale viene strapazzato in tutti i modi per far soldi o prendere voti. Per esempio con la copertina un po' ipocrita di Panorama (del 16/12) che, dopo aver rimpianto in forma parapoetica quelle «due parole umili e solenni, respiro di fratellanza, gesto di misericordia», e preannuncio del «Buon Natale», assegna loro il «rischio di diventare un inno di guerra di civiltà». E subito lo usa come tale: «Lo pronunceremo ancora. Perché oggi dobbiamo gridare Buon Natale». Povero augurio, tanto maltrattato e banalizzato. Se è guerra non è civiltà e tanto meno è Natale. Quell'augurio, dunque, non può diventare addirittura «un inno di guerra»: sarebbe una bestemmia. Davanti al presepe (la "mangiatoia": velato preannuncio e augurio del cibo eucaristico?) in cui giaceva il Figlio di Dio, frutto anche – in Maria – dell'amore del Padre per le sue Creature, gli angeli cantavano «pace in terra agli uomini che Dio ama». (E meno male che, all'interno, Giuliano Ferrara denuncia la «decristianizzazione» in corso, a cominciare dal principio, il Natale).L'UTERO È ALTRUI E LO GESTISCO IO«Gestazione per altri» in Antilingua, «utero in affitto» in italiano. Emma Bonino, una delle principali madri del diritto all'aborto, preferisce la Gpa, che sa di commercio e di pratiche bancarie, favorisce la perdita di tempo, facilita la consolidazione del «fenomeno» e – scrive sul Corriere della Sera (venerdì 18) – «merita un'altra tempistica per un ampio spazio di dialogo». Nel frattempo si possono individuare «abusi» e «limiti» e, come per l'aborto, entrambi diventano «diritti» (civili). La Bonino sembra ancora del parere che «l'utero è altrui e lo gestisco io».