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Lo specchio dell'ascensore

Riccardo Maccioni sabato 23 ottobre 2021
Più che semplice mezzo di trasporto, spesso un involucro di solitudini che faticano ad aprirsi. Poco per volta, la (quasi) normalità recupera spazi, e chissà che non riesca a riscaldare gli ambienti dov'è difficile incontrarsi. Esempio classico, l'ascensore, che quasi sempre, malgrado il tu per tu obbligato, riduciamo al polpastrello con cui premiamo il tasto di salita. E discesa. Con un tantino di timore, dopo troppi viaggi su e giù senza soste intermedie, adesso capita di farsi coraggio, girare la maniglia e invitare a entrare: a che piano va? I dialoghi sono ridotti all'osso come nella pre-pandemia, però ci si concentra meno sulle scarpe e sul telefonino per abbozzare un po' di buone maniere in più: salga, sono vaccinato. Il Covid come argomento base, triste e necessario, nel solco di quell'educazione al rispetto su cui ci siamo concentrati per mesi con l'illusione di costruire una nuova solidarietà. Utopia, forse, anche se qualcosa si muove. E poi in fondo dipende da noi migliorare la vecchia socialità, è compito nostro far sì che lo specchio dell'ascensore non serva tanto a controllare se siamo pettinati o meno, ma diventi vetrina del piacere di incontrarsi, anche solo un attimo, giusto il tempo di un piano in salita. O in discesa.