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Lo smartphone di Francesco: sorrisi su un (cordiale) dubbio

Gianni Gennari giovedì 28 aprile 2016
Sorrisi: «Il Papa che spiega Gesù con l'IPhone» (“Corsera”, 24/4, pp. 1 e 21). Domenica Beppe Severgnini racconta Francesco tra i giovani a San Pietro. Vari pensieri garbati, come in punta di piedi – è il suo stile consueto – e a un certo punto definisce il richiamo al «campo» dello smartphone «l'ultima trovata» dell'«insegnante gesuita» per «arrivare al cuore» dei ragazzi con lo «schiudere, con metodo, le porte della mente». Ecco dunque perché Francesco ha fatto ricorso alla «parabola telefonica. Perché no? Siamo nel XXI secolo!». Leggi e sei anche d'accordo, ma segue come una esclamazione, pur sommessa, in stile: «O è scaltro o è sincero questo Papa: non ci sono vie di mezzo»! Seguono altri pensieri, tra ammirati e cordiali. Leggi e acconsenti, come detto, ma con questa piccola osservazione: perché quell'alternativa secca tra «scaltro» e «sincero»? Forse perché «scaltro» suona negativo. Se lo sostituisci con «avveduto», o anche con «prudente» allora qualcosa può cambiare anche, ma non solo nella lettura del pensiero severgniniano. Quanto poi a «sincero», pensi che puoi sostituirlo con «semplice». E già: questo Papa è successore di Pietro, a sua volta Apostolo di Gesù Cristo, e nel tesoro di fatti e parole che Gesù stesso ha trasmesso a Pietro, e con lui a tutti c'è una parola che calza a pennello per sciogliere quella alternativa: «Siate prudenti come i serpenti, e semplici come le colombe» (Mt. 10, 16). Questo «insegnante gesuita», chiamato a essere successore di Pietro, ha il dovere di essere prudente e sincero. Anche un vero uomo – vedi l'elogio che Gesù rivolge a Natanaele: «Uomo senza inganno» (Gv.1, 47) – è sia prudente che sincero. E allora proprio perché Francesco è veramente uomo, prete, vescovo e successore di Pietro il simpatico Severgnini non dovrebbe stupirsi. Ecco la vera «via di mezzo».