Rubriche

List a Favignana: i tonni dei Florio e quello che resta dei Leoni di Sicilia

Giuseppe Matarazzo lunedì 18 ottobre 2021

È il 1951. Il tedesco Herbert List, l'inventore della "fotografia metafisica", sbarca a Favignana. È appena entrato a far parte dell'Agenzia Magnum e accanto alle sue visioni "classiche" ed evocative alla De Chirico, spaziando fra le rovine greche e quelle italiane, comincia a realizzare reportage documentaristici. Con questo intento racconta la tonnara delle Egadi: una serie straordinaria di immagini che si può ammirare fino al 28 novembre a Bologna, presso la Fondazione Cassa di Risparmio a Palazzo Fava, per Foto/Industria, la Biennale di fotografia dell'industria e del lavoro.

È lo Stabilimento Florio, uno dei più grandi del Mediterraneo. Anche se i Florio non ne sono ormai padroni da oltre un decennio. L'anno prima Ignazio Jr. (che morirà poi nel 1957) faceva i conti con la storia: la morte di Franca e la parabola finale di una dinastia che aveva fatto grande Palermo e la Sicilia. Una storia narrata magnificamente in due romanzi di Stefania Auci che sono diventati un incredibile caso di successo editoriale: I leoni di Sicilia e L'inverno dei Leoni. La saga ha inizio nel 1799: i fratelli Paolo e Ignazio Florio lasciano Bagnara Calabra per cercare fortuna a Palermo. Qui vogliono arrivare più in alto di tutti. La loro bottega di spezie diventa la migliore della città. Quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano "Casa Florio" lo slancio si fa inarrestabile: vino, tonno, navi. Fra l'invidia dei concorrenti e il distacco della nobiltà: perché quegli uomini restano "stranieri", "facchini" il cui "sangue puzza di sudore". Ci vuole determinazione e spregiudicatezza per conquistare tutti. È Ignazio a portare a termine la scalata, fra compromessi, viaggi romani e intrighi politici. Un impero che si scopre fragile, costruito rinunciando all'amore. Il figlio, Ignazio Jr. (Ignazziddu), che a poco più di vent'anni riceve in eredità tutto ciò che ha costruito il padre, diventa l'anello debole della catena. Non vuole essere schiavo di un nome. È di un'altra pasta. Ha paura a prendere in mano le sorti della famiglia. Ci prova, ma non basta. I Florio si arrendono ai debiti, da onorare svendendo tutti i gioielli di famiglia.

Che cosa insegna la storia dei Florio? «Quanto conti la fame - ci raccontava quando è uscito il primo libro, Stefania Auci -. Il successo dei Florio si costruisce con la fame. Quella fame che ti spinge a farcela, a osare, ad avere coraggio, ambizione. Ad andare avanti quando tutti scommettono sul tuo fallimento. Era una Sicilia con grandi aspettative, con grandi sogni. Un'altra Sicilia. Con molta malinconia oggi non vedo la voglia di riscatto che sarebbe necessaria. Non so se è solo per la Sicilia, o è così ovunque, ma vedo ragazzini che sostanzialmente non hanno fame». Quella che mancava forse a Ignazziddu. Così i Florio vincono tutto e poi perdono tutto.

Herbert List, Favignana, grandi tranci di tonno vengono puliti a mano e inscatolati, 1951 - Herbert List Estate, Hamburg, Germany

List arriva lì in quella che rappresentava la tonnara simbolo della potenza dei Florio, ma senza i Florio. Il suo intento è testimoniare la produzione. Il rito. Non certo la dinastia. «La sua urgenza descrittiva è evidente nella scelta di riprendere ogni fase del lavoro dell'azienda e dei suoi dipendenti, componendo una sorta di cronistoria che inizia dal posizionamento delle reti e finisce con i festeggiamenti popolari in piazza dopo giornate di intensa fatica - spiega Francesco Zanot, curatore di Foto/Industria, dedicata quest'anno al "Food", con undici mostre in dieci luoghi del capoluogo emiliano, dal Mast al MamBo, da Palazzo Boncompagni al Padiglione dell'Esprit Nouveau -. Nel mezzo ci sono barche che vanno e che vengono, le operazioni di pulitura del pesce, la bollitura, il trasporto, l'inscatolamento», con tante donne schierate con visi semplici e sereni. La pace, il raccolto, il prodotto da distribuire nel mondo con il marchio "garantito" dei Florio. Tonno, ventresca, il frutto della mattanza, il cuore pulsante della serie. «Il mare ribolle. Gli uomini disposti intorno alla cosiddetta "camera della morte" sembrano soldati schierati con le armi in pugno - riprende Zanot -. Lancieri fuoriusciti dalla Battaglia di San Romano. Violenza e sacralità si mescolano come nelle antiche rappresentazioni della tauromachia. Gli enormi tonni risplendono nella loro pelle argentea come i sali della fotografia. Il sole abbagliante dell'isola si scontra col loro sangue neo, che sporca ogni superficie imbrattandola di una materia appiccicosa. I tonnaroti sono gli eroi di questa storia: List li riprende in pose plastiche, i corpi secchi e forti, stanchi e orgogliosi. Lavoro e rituale si mescolano in un amalgama inscindibile».

Oggi di tutto questo non è rimasto nulla. La tonnara è un magnifico esempio di archeologia industriale, perfetta per il List metafisico. Non ci sono i Florio. Resta però la storia che rivive nelle pagine della Auci. E le foto. Di List e di altri grandi fotografi affascinati da quella lotta in mare. Di sangue e di sale.

Una foto e 791 parole.