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Linguaggio sportivo e un'omelia nuziale

Guido Mocellin domenica 24 giugno 2018
Per trovare lo sport utilizzato per la prima volta come metafora della vita cristiana si può risalire fino a san Paolo. Non c'è allora da stupirsi del fatto che il 2 giugno, celebrando un matrimonio nel quale lo sposo, che si chiama Mattia Riva, era un giocatore di basket della squadra locale, il parroco di Crespano del Grappa (Treviso) abbia voluto presentare ai due giovani le difficoltà della vita coniugale come un difficile tiro a canestro: ne ha fatto collocare uno nella navata e ha offerto allo sposo un tiro che egli non ha sbagliato.
Merita provare a ripercorrere per quali vie digitali la notizia sia arrivata sul blog di Aldo Maria Valli ( tinyurl.com/ybxfjk2g ), che ne ha parlato un paio di giorni fa con ironia fine ma niente affatto benevola. Il breve video che la documenta compare l'11 giugno sulla pagina Facebook del sito "La giornata tipo", inviata presumibilmente da un invitato-amico-tifoso dello sposo. Qualche ora più tardi lo riprendono un altro sito di basket e soprattutto l'Ansa ( tinyurl.com/yclac4rt ) e da lì, il 12, lo ritroviamo sui siti di varie fonti maggiori d'informazione. Insomma: fa subito (buona) notizia dal lato sportivo (a tutt'oggi più di 340mila visualizzazioni), mentre da quello religioso esce come (cattiva) notizia solo il 19 giugno, quando il blog "Messa in latino" ( tinyurl.com/y8q77fvl ) lo presenta come se esprimesse "una nuova forma di superstizione". Capisco il disagio per ciò che ad alcuni può apparire una contaminazione liturgica, ma apprezzo l'intenzione del celebrante: rendere memorabile la sua omelia attraverso un linguaggio che, per gli sposi e gli amici presenti, sarà stato immediatamente comprensibile.