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“Life in pieces” puzzle senza senso

Andrea Fagioli venerdì 4 agosto 2017
«So che non è il punto forte della famiglia, ma possiamo per favore comportarci tutti normalmente?». È una delle battute iniziali della seconda serie di Life in pieces, la sitcom statunitense ideata da Justin Alder, in onda su Fox (canale 112 di Sky) il venerdì in prima serata. La normalità, infatti, non è la principale caratteristica degli Short, complicata e numerosa famiglia di Los Angeles con le nevrosi classiche di molti americani. Ogni episodio è suddiviso in quattro piccole storie raccontate di volta in volta dal punto di vista di uno dei componenti le tre generazioni di cui si occupa la serie. Le singole storie danno vita a malintesi imbarazzanti e momenti assurdi, andando a formare i tasselli di un unico puzzle, a fronte del quale si passa da situazioni a tratti anche volgari (come gli effetti di una certa pillola sull'anziano capostipite) ad altre surreali, come la nipotina con la paura di volare che il nonno porta su un piccolo aereo che finisce in avaria per lo scontro con un gabbiano (garantito comunque il buon esito dell'atterraggio di fortuna). Ma nei primi episodi della nuova serie a farla da padrone sono soprattutto le gravidanze reali o presunte. C'è il diciottenne Tyler Short che vuole sposare la fidanzatina in dolce attesa. Un matrimonio al quale si oppongono la madre e il padre del ragazzo dopo aver conosciuto gli stravaganti futuri consuoceri (fratello e sorella!). Greg Short è invece alle prese con la moglie che sembra non accettare l'arrivo del secondogenito a poco più di un anno dalla nascita della prima figlia. Mentre Matt Short porta a casa una quantità industriale di test di gravidanza per paura che la fidanzata sia rimasta incinta. Ha di fatto svaligiato un negozio della catena “Tutto a un dollaro”. «Ma lo sai – dice lei – che in quei posti non si devono mai comprare test di gravidanza e granchi?». La vita a pezzi di cui parla il titolo può pertanto riferirsi alla struttura della sitcom quanto alla famiglia disfunzionale della vicenda. La comicità, come si capisce, è da freddura con dialoghi del genere dei test di gravidanza e dei granchi, ma anche del tipo: «Sono stato distratto dai suoi magnifici occhi», «Grazie, uno è di vetro», «Questo spiega il luccichio». Qualche risata ci scappa pure, ma di una serie come Life in pieces se ne può tranquillamente fare a meno.