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L'elogio tattico dello zero a zero

venerdì 18 ottobre 2013
​   Roma-Napoli? Io dico zeroa- zero. Cinicamente mi diverto a cogliere stupore, fastidio, incredulità. Lascio in sospeso la veridicità del pronostico (che per me è vero) tirando fuori la storia di Annibale Frossi che predicava lo 0-0 (risultato a occhiali, dicevano gli antichi) come perfezione calcistica anche se - pur indossando gli occhiali da centravanti della Nazionale Olimpica del Trentasei - portò al trionfo l’Italia di Pozzo risultando goleador del torneo. Divago, naturalmente, e vorrei dire che 0-0 sul piano pratico varrebbe anche un 3-3, ma ho troppa fiducia in De Sanctis, l’unico portiere che “prende” la palla e non la “respinge” sui piedi di qualche avversario, e immensa stima di Reina che a sua volta, dopo l’esordio in tremarella, ha palesato qualità da guardiano/libero, alla maniera dell’antico olandese Jongbloed. Nella sostanza, poi, ho maturato l’idea che a un Napoli fortissimo davanti (sempre che Higuain ce la metta tutta) s’opponga una difesa giallorossa imbattibile per improvvisa maturità tattica dopo gli sfaceli difensivi di Zeman: se guardate bene la Roma quando gioca vedrete realizzata una moderna versione del calcio totale, tutti avanti e tutti indietro, con un centrocampo firmato De Rossi che fa da perfetta cerniera. Il Napoli, da parte sua, sta piano piano offrendo prestazioni più prudenti rispetto al gollismo sfegatato che lo fa terribile ma anche vittima di qualche contropiede, con lontano disappunto del Mazzarri che colpiva di rimessa. Poi c’è Totti, e questo è un discorso a parte: se mantiene il passo, lo spunto e la determinazioni dei primi confronti, ecco la bilancia pesare dalla parte della Roma. Ma poi c’è Hamsik che, al contrario, se recupera il grande spolvero della passata stagione - ultimamente, a partire dal Borussia, m’è parso vagamente smarrito - può determinare il successo del Napoli. Risultato a parte, mi sembra l’occasione giusta per rispondere - sul campo - ai disfattisti che parlano del nostro campionato come di un raduno di cenerentole: già ne dicevano peste e corna dopo il modesto calciomercato (frutto di sana voglia di risparmio, alias spending rewiew) poi ci si è messa anche la Nazionale, distratta dalla qualificazione anticipata, dai codici e dalle balotellate, a farci contrabbandare non più come signori d’Europa (e del mondo) ma come squadra “mediterranea”, fra la Grecia, Malta e l’Algeria. Torno a Roma-Napoli convinto - almeno - di poter godere di una espressione tecnico/tattica di alto livello. Ho letto che Garcia qualche tempo fa è andato a lezione da Benitez: bravo, complimenti. Soprattutto perché, ascoltatolo, ha deciso di far da sé, impratichendosi da lontano - dalla Francia sciovinista anche nel calcio - dei segreti italici del Contropiede e del Centrocampo inventati da Viani & Rocco e tramandati da Brera. Ecco: mi auguro una partita degna del Giuàn. Direi: vinca il migliore. E il Paron aggiungerebbe: «Speremo de no». Come Benitez.