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"Legati al letto", cronache di abusi

Andrea Fagioli venerdì 11 giugno 2021
Affrontare il tema della malattia mentale non è facile, per nessuno, nemmeno per la televisione. C'è sempre il rischio di semplificare, a volte addirittura di ideologizzare il problema. Ecco allora che la scelta migliore è attenersi alla cronaca, partire dai fatti concreti per cercare poi di capire cosa c'è dietro e soprattutto tentare di spiegare perché sono accaduti in quel modo e con quelle conseguenze. Un buon esempio ce lo offre Legati al letto - Storie di pazienti psichiatrici e di abusi della contenzione in onda in due parti il venerdì alle 21.30 su RaiNews (questa sera è prevista la seconda parte, recuperabile poi su RaiPlay dove è già disponibile la prima). Si tratta di un'inchiesta a firma di Maria Elena Scandaliato e Alessandra Solarino, che già hanno realizzato I seicento corpi, l'identità cancellata dei desaparecidos, sempre nell'ambito di «Spotlight», la cui redazione è diretta da Andrea Vianello e coordinata da Valerio Cataldi, che abbiamo avuto modo di seguire in importanti inchieste sulle rotte del narcotraffico. Legati al letto parte dal 1974 quando Antonia Bernardini muore bruciata nel letto di contenzione dell'opg di Pozzuoli. Quarantacinque anni dopo, nel 2019 a Bergamo, una ragazza di nemmeno 20 anni, Elena Casetto, muore tra le fiamme per lo stesso motivo, nelle stesse condizioni. Due storie estreme, terribili. «Spotlight» si interroga per questo sulla contenzione meccanica, la pratica di legare i pazienti nei luoghi di cura provocandone la totale spersonalizzazione. Ne viene fuori un'inchiesta interessante e senza sconti su un tema poco raccontato, con numerose testimonianze, documenti e un saggio ricorso alle immagini di repertorio di cui la Rai abbonda. E per fortuna, in mezzo ad altre storie di abusi e di morti come quella di Franco Mastrogiovanni nel 2009, emergono anche le buone pratiche di chi mette al primo posto sempre e comunque la persona.