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Le 28 domande di Zeldin per dialogare col mondo e con se stessi

Cesare Cavalleri mercoledì 11 novembre 2015
Ventotto domande per affrontare il futuro è il titolo che Theodore Zeldin ha dato al suo manuale di saper vivere, non nel senso del bon ton, ma del vivere meglio, cioè per essere più felici (Sellerio, pp. 248, euro 16). Tre sono i capisaldi del pensiero di Zeldin, che l'editore presenta come «studioso eccentrico dell'Università di Oxford». Primo, la vita privata è fonte di un nuovo tipo di energia e di nuove priorità, e sfida la vita pubblica come centro dell'attenzione. Secondo: c'è un'eredità enorme di ricordi che attende di essere condivisa; aggiungere i ricordi di altri ai propri ricordi, modifica l'idea di ciò che è possibile fare in una vita, dunque offre una nuova dimensione alla storia e aiuta a superare la barriera della morte. Terzo: elaborare un nuovo atteggiamento verso il dissenso, facendo un buon uso della discordia per evitare le divisioni violente tra vincitori e vinti.Così equipaggiato, Zeldin inizia una navigazione tra le idee e i sentimenti sostando nei ventotto porti delle sue domande, e lo fa con uno stile assennato e sereno, talvolta un tantino noioso, ma sempre istruttivo, mosso com'è dalla curiosità di conoscere popoli, tradizioni e culture non per fornire ricette, ma per ampliare orizzonti.«Non sono sicuro», scrive Zeldin, «io che non ho mai ricevuto alcuna educazione religiosa da genitori o insegnanti, e che ho iniziato solo da adulto a interessarmi al significato della religione, di essere più svantaggiato rispetto a chi ha avuto l'educazione elementare che viene normalmente impartita ai bambini e che di solito li dissuade dal prestare attenzione a qualunque profeta a parte il loro». Di fatto, egli sembra conoscere meglio il Corano e le religioni orientali, che non il cristianesimo, ma tratta tutto e tutti con rispetto, e ha osservazioni preziose come questa: «La comprensione non elimina il disaccordo, ma lo trasforma in un'esperienza capace di arricchire, nella sensazione di poter entrare nei misteri della variabilità umana e di sfuggire all'essere solo parzialmente vivi».Alla domanda n. 19: «È possibile un altro genere di rivoluzione sessuale?», viene riportato che, nonostante le conclamate liberazioni sessuali, «negli Stati Uniti il 91 per cento considera il tradimento del proprio partner assai più esecrabile di tutti i tabù del passato», ed è così naturale la specificità maschile e femminile che tende alla stabilità amorosa nella coppia, che il modello implicito resta la storia, narrata nel 1763, di Shen Fu sposo di Chin Yun, così felici dopo quarant'anni di matrimonio, da aver rinunciato, benché la tradizione lo consentisse, ad accogliere una concubina, gradita alla moglie, per accrescere la discendenza.Conoscere gli altri è il modo migliore per conoscere sé stessi e il professor Zeldin ha sperimentato su duemila persone di una dozzina di Paesi un metodo di conversazione che ha dato risultati sorprendenti: i partecipanti sono fatti sedere a coppie, formate in modo casuale, e a ciascuno viene fornito un "Menu di conversazione" che comprende domande del tipo: «Quali sono i limiti della tua compassione?»; «Come sono cambiate le tue priorità nel corso degli anni?». Nasce una conversazione tra estranei che finiscono per affrontare proprio le domande che riguardano le questioni che siamo abituati a lasciare da parte, perché difficili o troppo coinvolgenti. Ci si conosce meglio, appunto, perché si impara a conoscere l'altro, tanto più che «le idee non sono mai sicure di chi siano davvero i loro genitori, dal momento che s'incontrano di continuo tra loro, allacciano relazioni e fanno l'amore in cerca del partner più adatto». La conversazione, da cui nasce un ritratto che è un autoritratto, non è una soluzione magica per l'ostilità e il conflitto, ma, dichiara Zeldin, «io non cerco soluzioni, solo nuovi percorsi da esplorare». Chi volesse saperne di più può accedere al sito www.oxfordmuse.com, e magari raccontare la propria storia.