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La veglia e il sogno

Roberto Mussapi mercoledì 27 febbraio 2019
«Il sogno è il chicco di grano che sogna la spiga, l'antropoide che sogna l'uomo, l'uomo che sogna quello che verrà». Noi non potremo mai avere una definizione ultima e definitiva del sogno, come di tutte le realtà fondamentali: l'uomo, l'amore, la poesia. Ma da sempre l'uomo convive con il sogno e si interroga. Curiosamente uno dei luoghi comuni più insulsi e infondati del Novecento recita che Sigmund Freud ha scoperto l'importanza del sogno; quando con la psicanalisi ne ha offerto un'interpretazione originale, interessante, e riduttiva. E non ha certo scoperto e svelato un mondo prima ignoto o oscuro: Platone parla dei sogni, e nei poemi di Omero, di Virgilio e di Ovidio la vita è traversata e intessuta di sogno, come poi avverrà dichiaratamente nel teatro d Shakespeare e da lì sempre, con i fantasmi e gli spettri del palcoscenico e le ombre della pellicola nel cinema.
Questa dello scrittore belga Raymond de Becker mi pare una delle definizioni più originali e vitali: il sogno non viene «dopo», e concordo. Vive «in contemporanea» con la veglia, come insegna Shakespeare e ogni esperienza poetica. Ma addirittura accade anche
"prima". Fa nascere la spiga dal chicco di grano; l'uomo diviene tale perché lo ha sognato l'ominide, noi siamo insufflati e spinti in avanti dal sogno.